Articoli Medicina del Lavoro - P&R Scientific
Volume 4, Numero 2
30.06.2014
VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA MOVIMENTI E SFORZI RIPETITIVI DEGLI ARTI SUPERIORI IN UN’AZIENDA DI LAVORAZIONE DI TESTE DI SUINI
 
 
Pellegrini M, Panzone I, Billeri L, Innocenti A

Autori   [Indice]

Pellegrini M1, Panzone I1, Billeri L1, Innocenti A1


1
U.F.C. Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro - ASL 3 Pistoia

 

 

Abstract   [Indice]

Introduzione: La lavorazione delle teste suine è una lavorazione ad elevata ripetitività e ad alto rischio di sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

Obiettivi: Valutare la prevalenza di affezioni muscolo scheletriche degli arti superiori in un gruppo di lavoratori addetti alla lavorazione teste suine.

Metodi: È stata effettuata un’indagine clinica e la valutazione del rischio lavorativo in un’azienda di lavorazione di teste suini.

Risultati: L’indagine clinica ha evidenziato la presenza di sindrome del tunnel carpale (STC) nel 14 % dei casi. L’analisi ergonomica del lavoro ha evidenziato un rischio elevato per patologie a carico degli arti superiori.

Discussione: I risultati dell’analisi ergonomica del lavoro hanno dimostrato il ruolo causale svolto dai fattori di rischio quali la ripetitività, l’impiego di forza, le posture incongrue e l’assenza di tempi di recupero nel determinare i danni a carico degli arti superiori.

Conclusioni: Una razionale distribuzione dei recuperi, l’alternanza delle mansioni, l’uso di coltelli di tipo ergonomico, si sono dimostrati soluzioni efficaci nel ridurre il rischio di sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

Parole chiave: UL-WMSDs, lavorazione carni, movimenti ripetitivi


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Introduzione   [Indice]

Nel territorio della USL 3 il settore della lavorazione carni, in particolare di quelle suine, conta una grande varietà di aziende, dalla macellazione alla trasformazione con produzione di prosciutti, salumi, insaccati vari. Tra queste un’attività di rilievo è quella della lavorazione delle teste suini,  in quanto lavorazione ad alta ripetitività, con posizioni disagevoli di polso e mano, alta forza  degli arti superiori ed utilizzo di utensili comportanti compressioni sul tunnel carpale. Questi fattori occupazionali risultano associati con un aumentato rischio di disturbi osteoarticolari e muscolo tendinei correlati con il lavoro (WMSDs-Work related Musculo-Skeletal Disorders) (1-3). Al fine di verificare quanto descritto in letteratura abbiamo  condotto  un’indagine in una ditta di lavo-azione di teste suini comprendente un’analisi ergonomica del lavoro rivolta a valutare l’esposizione ed uno studio anamnestico-clinico mirato a valutare la prevalenza di affezioni muscolo-scheletriche degli arti superiori, in particolare tunnel carpale (4,5).
L’indagine mirava a valutare l’esposizione a fattori di rischio di sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e la prevalenza di affezioni muscolo scheletriche degli arti superiori ed in particolare del tunnel carpale in un gruppo di 14 lavoratori addetti allo spolpo di teste suini, lavorazione tipica nel territorio della Valdinievole (PT) ed unica in Toscana.
 

Materiali e metodi   [Indice]

Attività dell’Azienda
L’azienda studiata effettua lo spolpo delle teste dei suini  per la produzione di tutti i derivati di carne possibili destinati ai salumifici. La lavorazione inizia con l’arrivo delle teste suini su supporti specifici (giostre) da cui vengono movimentate a mano fino al banco per la pelatura, flambatura e lavaggio.
Segue la fase di disossatura/spolpatura lungo un nastro trascinatore (catena) dove vengono tolte le varie parti fino alla preparazione di cassette di prodotto finito. Le mansioni alla catena risultano essere molto simili in quanto pur variando il taglio da effettuare sulla testa
del suino i movimenti sono praticamente identici e comportano l’assunzione di posture simili. La testa di suino che arriva in tutte le postazioni sul nastro trasportatore viene afferrata con la mano sinistra (dotata di guanto di protezione a maglia metallica) e lavorata con coltello impugnato con la mano destra. Dapprima le teste vengono tagliate in due parti e da ciascuna metà viene effettuato lo spolpo della carne e il disosso delle varie parti commestibili. Alla fine i prodotti lavorati vengono depositati in cella. Vengono lavorate circa 300 teste/ora per un totale di 2.400 teste/giorno. Sono previste due pause (mattina e pomeriggio). Al fine di garantire l’effettuazione di tagli/spolpi con impiego di forza minore la ditta ha provveduto a fornire ad ogni lavoratore una rastrelliera contenente 4 lame/coltelli per lavoratore ed un affilalame portatile in modo da avere sempre a disposizione utensili con filo adeguato e tagliare con minore sforzo. I lavoratori esaminati, addetti alla linea di lavorazione, sono 14, tutti di sesso maschile, di cui 3 di nazionalità nigeriana ed uno del marocco, non affetti da pregresse patologie a carico degli arti superiori, per le quali potessero lamentare una sintomatologia dolorosa indipendentemente dalla mansione svolta. Ad ogni lavoratore corrisponde un compito ripetitivo svolto per l’intera giornata lavorativa  e non esiste rotazione delle mansioni.
L’indagine clinica ha riguardato tutti i lavoratori nel periodo 2012-2013, che avevano un’età media  di  33.3 anni (minima 22 anni, massima 56) e anzianità lavorativa media di 11.1 (minima 2 anni, massima 31). Dei lavoratori visitati 3 erano soci lavoratori.
Si è seguito il metodo proposto dall’unità di ricerca EPM  per lo screening clinico con la somministrazione di questionario anamnestico mirato e la valutazione funzionale mediante esame obiettivo nei casi che riferivano sintomi (5-7).
Come gruppo di controllo sono stati utilizzati i 139 addetti alla vigilanza urbana studiati dall’EPM (8). I casi sono stati confrontati con i controlli utilizzando il test esatto di Fisher.
Per la valutazione del rischio lavorativo è stato seguito il metodo di analisi del lavoro con compiti ripetitivi proposto dall’unità di ricerca EPM (9). Si è proceduto a sopralluoghi e riprese filmate delle varie fasi di lavorazione; i dati sulla produzione giornaliera ed oraria, necessari per ricavare la velocità della catena e la durata teorica dei cicli, sono stati forniti dall’azienda, come pure l’orario di lavoro e le pause ufficiali. Attraverso l’esame dei filmati rallentati è stata condotta l’analisi dei compiti, è stata calcolata la durata del ciclo, la frequenza media delle azioni tecniche, la eventuale presenza di micro pause di almeno 10 secondi, l’impegno posturale sia a destra che a sinistra per articolazione scapolo omerale, gomito e polso, il tipo di presa e di movimenti delle dita ed i fattori complementari di rischio. E’ stato raccolto materiale sui tipi di coltelli in uso.

Risultati   [Indice]

La lavorazione risulta  caratterizzata da un basso numero di addetti e da un elevato turnover. Infatti, sia l’età anagrafica media (33,3 anni) sia l’anzianità lavorativa media (11,1 anni) sono piuttosto basse. Esaminando la popolazione lavorativa di 37 lavoratori assunti tra il 1994 e il 2007 anni abbiamo constatato che la permanenza al lavoro in 15 casi è stata inferiore a un anno. Degli altri 22 lavoratori 7 hanno lasciato il lavoro da uno a tre anni dopo l’assunzione, solo 15 sono tuttora in forza e, di questi, tre sono soci.
 
Valutazione del rischio
Nella tabella 1 si descrivono i principali fattori di rischio per i diversi compiti svolti sulla catena. Il turno lavorativo si svolge su 8 ore con interruzione di 2 ore per il pasto e due pause di 10 minuti che vengono effettuate dopo la 2° ora e dopo la 6° ora. N. ore senza recupero 4.
Fattori di rischio complementari sono oltre al guanto metallico, il contatto con superfici fredde e l’utilizzo di coltelli che provocano compressioni sulle strutture muscolo tendinee del polso. I ritmi di lavoro sono completamente determinati dalla macchina.
L’analisi ergonomica del lavoro ha evidenziato un rischio elevato per patologie a carico degli arti superiori nella lavorazione delle teste suini a causa dell’alta frequenza di azione, in combinazione con posture incongrue, impiego di forza, fattori complementari e la carenza dei necessari tempi di recupero. Il ruolo causale svolto da tali fattori trova conferma nei risultati dell’indagine clinica che hanno evidenziato un’alta prevalenza di alcuni sintomi e di alcune affezioni a carico degli arti superiori, nonostante la limitatezza del campione esaminato.

Tabella 1. Analisi dei fattori di rischio: frequenza (n.azioni/min), forza e postura per i compiti lavorativi sulla catena

Compito Min. Frequenza 
Dx          Sx
Forza
(Borg)
 
Dx      Sx
        Punteggio di rischio  posturale
Spalla       Gomito       Polso            Mano
Dx   Sx     Dx   Sx      Dx   Sx       Dx      Sx
flambatura 300 15      37.5 2           2  0     4       0      0        1      16        7        12
preparazione 300 60      16.4 3           2  4     0       4      4        0       0        11         8
aggancio 300 20      15 3           2  4     4       4      4        0       0          8         8
spolpatura 1 300 37      30 2           1  4     8       8      8      16      16       11        8
spolpatura 2 300 82.5   67.5 2          3.5  4     8       8      8      16      16       11        8
spolpatura 3 300 82.5   67.5 2           2  4     8       8      8      16      16       11        8
fine linea 300 82.5   67.5 2           2  4     4       8      8      16      16       11        8

Indagine clinica
L’indagine clinica effettuata su 14 lavoratori tutti sotto i 35 anni di età di cui tre soci ha evidenziato la presenza di dolore alle spalle e ai polsi nel 43% dei casi, mentre in 4 casi (28.6%) erano presenti parestesie notturne continue alla mano. Le diagnosi specialistiche sono state di Sindrome del tunnel carpale in due casi (14.3%) e cisti tendinea del polso in un caso (7.1%). In un caso si è trattato di  Sindrome del tunnel carpale bilaterale in fase avanzata (lavoratore di anni 32 con anzianità lavorativa di 12 anni) ed è stato trattato con intervento chirurgico di neurolisi (caso riconosciuto poi come professionale dall’INAIL), nell’altro caso (soggetto di anni 33 e anzianità lavorativa 12) di Sindrome del Tunnel Carpale  in fase iniziale.
Confrontando i casi riscontrati nel gruppo in studio con la popolazione di controllo (8) è risultata una differenza statisticamente significativa per i due casi di sindrome del tunnel carpale (p < 0.015), per i 5 casi di parestesie notturne (p < 0.0000) e per i 6 casi di dolore notturno alle mani (p < 0.0000). 

Discussione   [Indice]

L’indagine clinica ha evidenziato negli addetti alla lavorazione teste suini un’alta prevalenza di disturbi e patologie a carico degli arti superiori. Infatti, sono significativi  i due casi di sindrome di tunnel carpale riscontrati, uno in lavoratore di 33 anni e anzianità lavorativa 12 anni, l’altro in soggetto di 32 anni e anzianità lavorativa 12 anni, sono significativi, soprattutto se si considera che i lavoratori con anzianità lavorativa superiore sono solo i soci. Altrettanto significative sono le parestesie notturne alle mani riferite, pur in assenza di obiettività, in quanto sintomi prodromici di tunnel carpale,  riscontrate in  4 casi (28.6%), due con anzianità lavorativa di 12 anni e due con anzianità lavorativa inferiore.  Questo risultato si correla bene con quanto emerso dall’analisi del rischio che ha fatto registrare un’alta frequenza di azioni ed un impegno posturale elevato per  gli arti superiori insieme ad un’insufficienza dei tempi di recupero. Nei lavoratori con anzianità lavorativa più elevata non sono stati riscontrati disturbi, verosimilmente perché trattasi esclusivamente di soci lavoratori che, pur svolgendo le stesse mansioni, effettuano, a differenza degli altri lavoratori, una  rotazione nelle mansioni per sostituire i lavoratori assenti e fanno più recupero per assolvere ad altri compiti, anche di tipo organizzativo-gestionali.  I risultati ottenuti dallo studio evidenziano l’esistenza di un rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori significativo nella lavorazione esaminata.
Sia la valutazione dell’esposizione sia l’indagine clinica hanno evidenziato un rischio elevato per patologie dell’arto superiore, soprattutto a carico del polso. Tuttavia, poiché abbiamo preso in esame una lavorazione molto particolare, lo studio necessiterebbe di ulteriori conferme data la limitatezza del campione esaminato.
Di fatto i dati andrebbero verificati in una popolazione lavorativa più estesa.
È’ emerso, inoltre, come l’adozione di soluzioni preventive quali una razionale distribuzione dei recuperi (preferibilmente a cadenza oraria) e l’alternanza delle mansioni con la rotazione dei lavoratori su più compiti sono in grado di ridurre notevolmente il rischio di sovraccarico biomeccanico degli arti superiori (1,4). Naturalmente, per la prevenzione delle patologie muscolo scheletriche dell’arto superiore in questo comparto, dovrà essere posta particolare attenzione all’uso dei coltelli che dovranno essere di tipo ergonomico con manico rivestito di materiale che favorisca l’adesione senza compressioni sulla mano. Al riguardo l’OSHA  suggerisce l’utilizzo di coltelli a manico curvo che consentono ai lavoratori di tenere i polsi dritti riducendo lo sforzo sui tendini del polso e le posture in deviazione ulnare della mano. Importante è anche mantenere le lame affilate effettuando l’affilatura dei coltelli più volte al giorno e comunque appena si avverte fatica e pesantezza sul polso. Da non trascurare anche la formazione, l’informazione e l’addestramento dei lavoratori al corretto utilizzo dei coltelli e l’educazione a praticare l’affilatura dei coltelli ai primi sintomi di stanchezza del polso. L’uso dell’acciaino affilatore, soprattutto da parte di lavoratori meno esperti, può rivelarsi un’operazione che comporta un rilevante numero di azioni che aggravano la ripetitività.
Anche l’uso del guanto in maglia di acciaio sulla mano non dominante, pur essendo indispensabile per la prevenzione delle ferite da taglio può risultare fastidioso per alcuni lavoratori e rivelarsi un elemento aggiuntivo di rischio.
Fondamentale è la sorveglianza sanitaria per i lavoratori con lo  schema proposto dall’OSHA che prevede un primo esame preassuntivo seguito da un ricontrollo dopo il periodo di addestramento e successivi controlli almeno ogni 2-3 anni o a richiesta del lavoratore per formulare dai primi sintomi una diagnosi precoce  e orientare verso approfondimenti specialistici e verso appropriate terapie. 

Bibliografia   [Indice]

1. Colombini D, Grieco A, Occhipinti E. Le affezioni muscolo-scheletriche occupazionali da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori: metodi di analisi, studi ed esperienze, orientamenti di prevenzione. Med. Lavoro 1996; 82: 453-780.
2. Grieco A, Molteni G,  De Vito G.  La patologia dell’arto superiore da sovraccarico biomeccanico: aspetti epidemiologici del problema. Atti del 58° Congresso Nazionale Società italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale. Bologna 11-14 ottobre 1995; Vol.I: 15-25. 
3. Baldasseroni A, Tartaglia R, Carnevale F. Rischio di sindrome del tunnel carpale in alcune attività lavorative. Med. Lavoro 1995; 86: 341-351. 
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5. Alianti M, Andreoli E, Fornasari P. La patologia dell’arto superiore da sovraccarico biomeccanico. Criteri di inquadramento diagnostico. Atti del 58° Congresso Nazionale Società italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale. Bologna 11-14 ottobre 1995; Vol.I: 27-40.
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7. De Marco F, Menoni O, Ricci MG, et al. Studi Clinici in popolazioni lavorative: Valore e significato dei rilievi anamnestici, dei test clinici e degli esami strumentali per la diagnosi delle affezioni muscolo-scheletriche degli arti superiori (WMSDs). Med. Lavoro 1996; 87: 561-580.
8. De Marco F, Menoni O, Colombini D, et al.  L’occorrenza delle alterazioni muscolo-scheletriche in popolazioni lavorative non esposte a compiti ripetitivi degli arti superiori Med. Lavoro 1996; 87: 581-589
9. Occhipinti E, Colombini D. Alterazioni muscolo-scheletriche degli arti superiori da sovraccarico biomeccanico: metodi e criteri per l’inquadramento dell’esposizione lavorativa. Med Lavoro 1996; 87: 491-525.

 

Autore di riferimento   [Indice]

Massimo Pellegrini
U.F.C. Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro - ASL 3 Pistoia