Articoli Medicina del Lavoro - P&R Scientific
Volume 3, Numero 1
29.03.2013
STUDIO DI INCIDENZA SUGLI INFORTUNI A RISCHIO BIOLOGICO NEL PERSONALE MEDICO IN FORMAZIONE SPECIALISTICA IN UNA AZIENDA OSPEDALIERO-UNIVERSITARIA.
 
 
Stefanati A, De Paris P, Nardini M, Boschetto P

Autori   [Indice]

Stefanati A1, De Paris P2, Nardini M2, Boschetto P1

1Sezione di Igiene e Medicina del Lavoro, Università degli Studi di Ferrara
2Dipartimento Interaziendale di Prevenzione e Protezione, Azienda Ospedaliero-Universitaria,
  Azienda USL di Ferrara 


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http://journal.preventionandresearch.com/index.php?PAGE=articolo_dett&ID_ISSUE=737&id_article=6359

Abstract   [Indice]

Introduzione
L’ospedale inteso come ambiente lavorativo si differenzia dalla maggior parte degli ambienti di lavoro per la molteplicità delle attività svolte, che espongono gli operatori a diversi rischi di cui il principale è il rischio biologico da malattie a trasmissione parenterale, in particolare l’epatite B e C e l’infezione da HIV, legato ad un evento infortunistico.
 
Metodi
Sono stati rilevati gli infortuni biologici denunciati da una media annua di 537 medici in formazione specialistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara (età media ± deviazione standard: 32 anni ± 4; 66% femmine e 34% maschi), tramite uno studio di incidenza durato 9 anni in un intervallo di tempo compreso tra il 1 gennaio 2002 ed il 31 dicembre 2010.
 
Risultati
Nel periodo preso in considerazione sono stati rilevati 331 infortuni biologici (media 36.8 infortuni per anno)  con un trend in aumento negli ultimi  anni: 41 infortuni nel 2010 su 438 medici in formazione specialistica (9.36%), rispetto ai 31 infortuni segnalati nel 2002 su 560 medici in formazione specialistica (5.53%). Per quanto riguarda il tipo di esposizione nell’82.8% dei casi è stata cutanea ed il materiale biologico coinvolto era sangue nell’84.3% dei casi. Gli agenti lesivi causa di infortunio in più della metà dei casi consistevano in ago cavo o da sutura;  punture e tagli  rappresentano il 72.4% dei casi e la modalità di infortunio più frequente (41.5%) è quella che si verifica in sala operatoria durante gli interventi chirurgici. Infine su 331 infortuni 6 pazienti fonte erano HBV positivi (1.8%), 33 HCV positivi (10%) e 2 HIV positivi (0.6%). Un’indagine su un campione di soggetti infortunati ha evidenziato importanti lacune sull’uso dei dispositivi di protezione individuale (D.P.I.), l’80% non aveva ricevuto informazione/formazione adeguata sull’utilizzo dei D.P.I.
 
Discussione e Conclusioni
Grazie all’alta adesione alla vaccinazione antiepatite B (oltre il 95% del personale) e alla corretta applicazione del protocollo post-esposizione per HIV, nel periodo indagato non ci sono state siero-conversioni da parte degli operatori sanitari infortunati. L’alta percentuale di infortuni nei medici in formazione specialistica è probabilmente dovuta alla minore esperienza lavorativa e alla mancanza di adeguati corsi di formazione sull’uso corretto dei D.P.I. Le cause più frequenti di mancato utilizzo di D.P.I. erano la sottovalutazione della pericolosità della manovra da effettuare e la scomodità dell’utilizzo. Devono pertanto essere messe in atto una serie di misure organizzative ed educative per ridurre gli eventi infortunistici degli operatori, organizzando corsi di formazione specifici, mettendo a disposizione i DPI adeguati e verificando con appositi protocolli interni il loro uso corretto, la loro efficacia e gradimento da parte degli utilizzatori. Altre misure utili per la prevenzione possono essere attuate al momento della visita medica preventiva e/o periodica consistenti nella sensibilizzazione relativa alla segnalazione di tutti gli eventi infortunistici e nella distribuzione di materiale informativo.

Parole chiave: Esposizione a materiale biologico, infortuni occupazionali, operatori sanitari

Autore di riferimento   [Indice]

Armando  Stefanati
Sezione di Igiene e Medicina del Lavoro, Università degli Studi di Ferrara