Problemi di cuore? Ci pensa il pacemaker - P&R online 11/01/2012


pacemaker.jpg  Non è poi molto che esiste il pacemaker. Basti pensare che il suo inventore, Wilson Greatbatch è morto a 92 anni lo scorso settembre. Caso esemplare di ingegneria applicata alla medicina, ancora oggi l'intervento di pacemaker si dimostra essere un salvavita ancora valido e che nel corso della sua storia ha salvato milioni di cardiopatici. 

Può capitare che il cuore di una persona cominci a funzionare non proprio correttamente. Il cuore deve pompare sangue in modo regolare e per muovere tutta la circolazione si avvale di contrazioni elettriche e muscolari. Se per varie ragioni qualcosa si blocca o rallenta o avviene con tempi non conformi allora l'organismo subisce gravi danni. Per questo se non è possibile ristabilire la normale funzionalita del cuore in modo naturale è necessario che qualcuno lo faccia per noi: è il caso di istallare un impianto di pacemaker. Il pacemaker diventerà una sorta di cuore artificiale.

Un pacemaker o generatore di impulsi è un dispositivo che consente di stimolare elettricamente il cuore e di normalizzarne il ritmo. E' costituito da un involucro in cui è posta una batteria ed una serie di circuiti elettrici. Al cuore si collega tramite fili elettrici che veicolano gli impulsi elettrici generati dalla batteria. Proprio in questo modo il cuore torna a contrarsi in modo regolare grazie alla stimolazione artificioale del pacemaker. Dal primo prototipo molta strada è stata fatta sul fronte tecnologico e compatibilità: si tratta pur sempre di una strumentazione tecnologica impiantata nel corpo umano! La ricerca si è infatti molto orientata sui materiali sempre più biocompatibili garantendo così impianti pacemaker di dimensioni contenute ed un alto grado di sofisticazione. 

Ma a chi serve un impianto di pacemaker?

In presenza di una bradiaritmia cioè quando il cuore batte ad una frequenza troppo bassa, tale da produrre dei disturbi oppure una condizione di rischio per il paziente, l’impianto di pacemaker è in grado di normalizzare il ritmo cardiaco trattando il problema in via risolutiva. Il tipo di pacemaker da impiantare viene scelto in base alle condizioni del singolo paziente, a seconda sia del tipo di bradiaritmia da trattare, che delle caratteristiche del paziente stesso. Ancora in base al numero ed il tipo di elettrocateteri da utilizzare. La più opportuna modalità di stimolazione del cuore, e di conseguenza il materiale da impiantare, vengono scelti dal medico prima dell’intervento, perchè lo scopo di un impianto pacemaker è quello di ripristinare una condizione del ritmo cardiaco quanto più simile possibile a quella normale. Al giorno d’oggi, inoltre, in casi selezionati, il pacemaker può essere utilizzato per migliorare la forza di contrazione del cuore (stimolazione biventricolare o terapia di resincronizzazione cardiaca) o ridurre i sintomi dello Scompenso Cardiaco. 

Ma di quanti tipi ce ne sono?

I più semplici generatori di impulsi sono chiamati monocamerali, in quanto sono collegati ad un elettrodo fissato ad una sola camera cardiaca, di solito il ventricolo o l’atrio di destra; altrimenti possiamo avere generatori bicamerali, dotati di due elettrodi, di solito uno nell’atrio di destra e l’altro nel ventricolo di destra. Le batterie durano dai quattro ai sei anni e quando raggiungono un livello minimo di carica è necessario eseguire la sostituzione del pacemaker con un nuovo dispositivo. L’impianto pacemaker è un intervento relativamente semplice e di breve  durata. Si svolge in anestesia locale, in una sala dotata di apparecchi radiologici e di adeguati sistemi di intervento e di controllo del cuore. Prima della dimissione dall’Ospedale al paziente verrà consegnata una Tessera di Portatore di pacemaker in cui sono contenuti i dati del medico operatore, il tipo di pacemaker e di cateteri che sono stati impiantati ed altri dati. 

Terapie cardiache  

I comportamenti da attuare