Articoli Medicina del Lavoro - P&R Public
Anno 3, Trimestre 3
22.07.2013
Polveri di legno in ambiente esterno delle falegnamerie
 
 
Vitelli M

Autori   [Indice]

Vitelli M1  

1Dottorato di Ricerca in Scienze della Prevenzione, Medicina del Lavoro, Università degli Studi di Parma


Citation: Vitelli M. Outdoor wood dust in woodworking. Prevent Res, published on line 22. Jul. 2013, P&R Public 54. Available from: http://www.preventionandresearch.com/. doi: 10.7362/2240-2594.132.2013


doi: 10.7362/2240-2594.132.2013


Parole chiave: polvere, legno, falegnameria, campionamenti
 

Abstract   [Indice]

Introduzione: Il presente lavoro focalizza l’attenzione sulle polveri aerodisperse all’esterno di aree produttive e manifatturiere del legno.

Obiettivi: Lo scopo è quello di dimostrare che all’esterno di queste fabbriche vi è un rischio di esposizione per operatori e cittadinanza.

Metodi: L’indagine è avvenuta a mezzo di campionamento servendosi delle linee guida ISPESL e metodi NIOSH 0500 e HSE-MHDS 14.3.

Risultati: Sono state rilevate concentrazioni di polveri di legno medie di  0,4 e 0,25 mg/m3.

Conclusioni: L’ambiente esterno risulta contaminato di polveri di legno, ne deriva un’ esposizione accertata della popolazione, in particolare quella limitrofa residente, e degli addetti alla movimentazione dei materiali. 

Introduzione   [Indice]

Nel presente lavoro sono state prese in considerazione 2 ditte che utilizzano sia legni teneri che duri nel processo di produzione (1) .
La ditta 1 produce solai e campate in legno per la costruzione di capannoni e case in legno, la ditta 2 produce prevalentemente giochi per parchi pubblici.
Entrambe hanno dei piazzali con capannoni dove sono depositati pannelli, travi, assi e pali in legno di grandi dimensioni che vengono movimentati con mezzi meccanici (carroponte, muletto, nastri trasportatori).
La pavimentazione presenta, malgrado l’asserita pulizia settimanale, un film di polveri di legno, da porre in relazione all’azione meccanica di sfregamento tra pezzi di grandi dimensioni e di peso elevato.
Nel capannone della ditta 1, è posta una caldaia a trucioli di legno vergine, condottati da aspirazione proveniente dal capannone di lavorazione che presenta nelle giunzioni evidenti tracce di polvere di legno. 

Materiali e metodi   [Indice]

Sono stati effettuati dei campionamenti della durata di 4 ore, in coerenza con le Linee guida ISPESL (2)  membrane filtranti in PVC con porosità 0,8 micrometri (campionatori di tipo IOM)
La velocità di aspirazione, è stata impostata a 2l/m

Ditta 1
Il capannone di deposito materiali è chiuso su due lati (ad L), al suo interno opera un carro ponte, due muletti, ed è attiva una linea di trasporto a rulli sulla quale 2 operatori posizionano i materiali da trasportare nella zona di lavorazione.
  
La caldaia a trucioli di legno vergine è posta nell’angolo creato dalle due pareti esistenti.
Per il punto di posizionamento del campionatore è stato scelto il lato lungo aperto in quanto considerato di maggior “diluizione” ed a maggior turbolenza.
Il vento misurato durante le fasi di campionamento era di 3 m/s con una giornata di sole (alta pressione).

Ditta 2
Nel piazzale di deposito di questa ditta sono presenti due grandi tettoie, sotto le quali sono stoccate le materie prime.
La movimentazione avviene a mezzo di muletti e di trans pallet sui quali vengono caricati a mezzo di paranco su ruote i fogli e le travi da portare in lavorazione.
Il piazzale viene lavato all’occorrenza con idropulitrice ed al momento del sopralluogo non presentava depositi di polveri evidenti. E’ da evidenziare che nei giorni precedenti il campionamento vi erano state abbondanti piogge.
Il vento misurato era di 4,16 m/s con tempo variabile (nuvoloso).
Il campionatore è stato posto all’aperto tra le due tettoie in quanto è il punto di maggior transito degli operatori. 

Risultati   [Indice]

Per la ditta 1 il campione ha dato una concentrazione media di circa 0.4 mg/m3 , sensibilmente inferiore ai limiti previsti (3).
Nella ditta 2  il campione ha dato una concentrazione media di 0,25 mg/m3.
Entrambi i valori riscontrati sono sensibilmente inferiori ai limiti previsti. 

Discussione   [Indice]

Pur in presenza di dati rilevati sensibilmente inferiori ai limiti di esposizione previsti da normativa, si è rilevata una generale potenzialità di esposizione alle polveri di legno.
La commistione di legni di vario tipo (pino russo, acero)  non permette di evidenziare eventuali prevalenze di legno duro.
L’esposizione della cittadinanza residente limitrofa alle ditte considerate, ed a maggior ragione gli operatori ivi presenti (non dotati di dpi per le vie aeree) risultano interessati da questa esposizione (4) In particolare, nella seconda ditta, la pulizia a mezzo idropulitrice ad alta pressione, potrebbe per di più  generare aerosol contenenti polveri di legno. 

Conclusioni   [Indice]

Lo studio condotto ha fornito evidenza del fatto che vi possono essere delle esposizioni professionali “occulte”  in attività in cui  non è facilmente correlabile una esposizione diretta ad una determinata sostanza o agente inquinante.
Si è constatato che anche la sola movimentazione di grandi semilavorati in legno può essere degna di considerazione in termini di necessità di effettuazione di corrette valutazioni del rischio al fine di di porre in atto opportune attività  prevenzionistiche  e di tutela della salute.
Si tenga presente che il limite europeo di 5mg/m3, è da intendersi come soglia, e non come obbiettivo da raggiungere. Già da diverso tempo la Francia ha posto come proprio limite 1 mg/m3, e la comunità scientifica è concorde nell’abbassare il limite europeo a 3 mg/m3
Con tali prospettive, è facile dedurre come il valore misurato nel presente studio  di 0,4 mg/m3 può assumere valenze diverse e suggerire considerazioni diverse a seconda del quadro normativo di riferimento.
La mansione di magazziniere o di addetto alla movimentazione di materiali, grezzi, lavorati o semilavorati del legno qual siano,  non lascerebbe pensare ad una esposizione diretta ad agenti cancerogeni, eppure il caso illustrato dimostra che potenzialmente tale rischio esiste.   
Per di più  si aggiunga che alcune soluzioni strutturali ed impiantistiche, vedi la presenza della caldaia a trucioli in ambiente di lavoro, possono impattare in modo significativo nell’esposizione professionale dei lavoratori.
Si consideri poi, come già accennato, che la popolazione residente nelle immediate vicinanze, risulta subire una esposizione inconsapevole alle polveri di legno generate dai processi descritti, in quanto trattasi di attività eseguite  all’aperto. 

Bibliografia   [Indice]

1.Monograph 62. Wood dust and formaldehyde. IARC, Lyon, 1995.
2.ISPESL. Guidelines activities involving exposure to wood dust.
3.IARC 62/1995.
4.Apostoli P, Gelmi M. Risk Factors and risks associated with occupational exposure to wood dust. Giornale degli Igienisti Industriali 2002; 27: 79-93.

Autore di riferimento   [Indice]

Marco Vitelli
Dottorato di Ricerca in Scienze della Prevenzione, Medicina del Lavoro, Università degli Studi di Parma
email: info@preventionandresearch.com

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