Articoli Medicina del Lavoro - P&R Scientific
Volume 2, Numero 2
18.05.2012
Mobbing: una meta-analisi
 
 
Sancini A, Tomei F, Ciarrocca M, Di Pastena C, Rosati MV, Di Giorgio V, De Sio S, Scala B, Schifano MP, Scimitto L, Cetica C, Caciari T, Marchione S, Fiaschetti M, Nardone N, Capozzella A, Tomei G

Autori   [Indice]

Sancini A1, Tomei F1, Ciarrocca M1, Di Pastena C1, Rosati MV1,  Di Giorgio V1, De Sio S1, Scala B1, Schifano MP1, Scimitto L1, Cetica C1, Caciari T1, Marchione S3, Fiaschetti M1, Nardone N1, Capozzella A1, Tomei G2

Dipartimento di Anatomia, Istologia, Medicina Legale e Ortopedia, Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro (Dir: Prof. F. Tomei), “Sapienza” Università di Roma
 2 Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, “Sapienza” Università di Roma
3 Dipartimento di Anatomia, Istologia, Medicina Legale e Ortopedia, “Sapienza" Università di Roma

 
Citation: Sancini A, Tomei F, Ciarrocca M, at al. Mobbing: a meta-analysis. Prevent Res 2012; 2 (2): 175-192. Available from: http://www.preventionandresearch.com/. doi: 10.7362/2240-2594.031.2012


doi: 10.7362/2240-2594.031.2012


Parole chiave: mobbing, persecuzione in ambiente lavorativo, bullismo, meta-analisi

Abstract   [Indice]

Introduzione: Il mobbing è l’insieme di atti e comportamenti discriminatori e vessatori, protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore.
 
Obiettivi: Scopo della nostra meta-analisi è effettuare una revisione aggiornata degli articoli scientifici presenti in letteratura e individuare e valutare gli effetti sulla salute psico-fisica dei soggetti mobbizzati, soprattutto alla luce dell’inesistenza di evidenze scientifiche chiare sulle conseguenze del mobbing sulla vita delle vittime.
 
Metodi: La ricerca sistematica degli articoli esistenti in letteratura dal 1990 al 2009 ha portato all’individuazione di 13 pubblicazioni utili al nostro scopo, ossia che rispondessero ai seguenti criteri di inclusione: essere studi caso-controllo; esprimere i risultati in termini numerici di media e indici di dispersione. L’elaborazione statistica dei dati è stata effettuata per sottocategorie individuate all’interno di 5 categorie generali.
 
Risultati: In base ai risultati statisticamente significativi ottenuti dall’analisi dei dati si deduce che nei mobbizzati per la categoria “Misure di personalità” vi è un aumento del cinismo, con bassa eterogeneità tra gli studi, e una riduzione della stabilità emotiva (alta eterogeneità tra gli studi), della fiducia nella giustizia (alta eterogeneità tra gli studi) e dell’autostima e positività nella vita (bassa eterogeneità tra gli studi). Per la categoria “Misure di salute mentale” si riscontra un aumento significativo dello stress e della compromissione della salute mentale, entrambi con alta eterogeneità tra gli studi. I mobbizzati presentano inoltre una significativa compromissione della salute fisica, con alta eterogeneità tra gli studi. Dai risultati della categoria “Misure di percezione dello stress in ambito occupazionale” emerge che il ruolo ricoperto dal lavoratore e la mancanza di supporto da parte dei colleghi (entrambi con bassa eterogeneità tra gli studi) sono importanti nell’aggravamento dei fenomeni di mobbing.  Nelle “Misure delle strategie di coping” non emergono differenze statisticamente significative tra vittime e controlli.
 
Conclusioni: Si può concludere quindi che il mobbing può provocare influenze negative sulla vita dei soggetti che ne sono vittime, sia dal punto di vista lavorativo e della vita di relazione, sia sulla salute psicofisica.

Introduzione   [Indice]

Negli ultimi anni, il fenomeno del mobbing è stato oggetto, in tutto il mondo, di particolare attenzione da parte dell’opinione pubblica, degli organi istituzionali e della comunità scientifica. Il fenomeno, che nelle sue componenti psico-sociologiche probabilmente è sempre esistito (come dimostrano gli esempi presenti nel regno animale), non è tutt’ora chiaramente definito.
Leymann utilizza per primo all’inizio degli anni ’80, il termine mobbing per descrivere nel mondo del lavoro “una forma di terrorismo psicologico che implica un atteggiamento ostile e non etico posto in essere in forma sistematica – e non occasionale ed episodica – da una o più persone, nei confronti di un solo individuo, il quale viene a trovarsi in una condizione indifesa e fatto oggetto di una serie di iniziative vessatorie e persecutorie (1). Queste iniziative debbono ricorrere con una determinata frequenza (statisticamente almeno una volta alla settimana) e nell’arco di un lungo periodo di tempo (per almeno sei mesi di durata). A causa dell’alta frequenza e della lunga durata del comportamento ostile, questa forma di maltrattamento determina considerevoli sofferenze mentali, psicosomatiche e sociali” (2, 3, 4, 5). Leymann attribuisce la causa scatenante del mobbing al conflitto sul luogo di lavoro. Sono 6 i campi da lui individuati in cui possono svilupparsi dei conflitti dai quali può scaturire il mobbing; i primi 3 sono fattori esterni al gruppo di lavoro (organizzazione del lavoro, mansioni lavorative e direzione del lavoro), gli altri 3 invece, più legati ad esso (dinamica sociale del gruppo di lavoro, teorie sulla personalità e funzione nascosta della psicologia nella società) (6). Molti altri studiosi hanno tentato di dare una spiegazione al fenomeno del mobbing. L’approccio "colpevolista" di Tim Field è incentrato ad esempio, sulla figura del "bullo", il capo o il collega che mette in atto comportamenti mobbizzanti. Tuttavia, i critici di Field sostengono che il mobbing non è un problema della singola persona, ma dell’azienda intera. La prima ricerca italiana è stata condotta da Ege nel 1998 (7). Egli individua 7 fasi attraverso le quali si configura il mobbing: pre-fase o "condizione zero"; conflitto mirato; inizio del mobbing; primi sintomi psico-somatici; errori ed abusi nell’amministrazione del personale; serio aggravamento della salute psico-fisica della vittima; esclusione dal mondo del lavoro: allontanamento definitivo della vittima dal posto di lavoro.
Sulla base dei risultati di vari studi scientifici realizzati nel corso degli anni possiamo individuare i fattori implicati nella genesi del mobbing: A) profilo psicologico delle persone coinvolte. Sebbene alcuni tratti della personalità sembrano ricorrere con maggiore frequenza soprattutto tra le vittime, non sempre è facile capire se questi siano antecedenti o piuttosto la conseguenza delle violenze subite. Le vittime di mobbing sono state descritte come ansiose, insicure e con una bassa autostima (8); sono viste dagli altri come ipersensibili, prudenti, mansueti e non in grado di reagire alle provocazioni (9). B) caratteristiche delle relazioni interpersonali in ambiente lavorativo: i conflitti interpersonali fanno parte della vita quotidiana in tutte le organizzazioni e gruppi di lavoro. In alcuni casi, però, il clima sociale sul luogo di lavoro si guasta fino a creare conflitti che possono trasformarsi in violenti scontri tra due o più persone. In questi conflitti si apre la strada ai sabotaggi, alle ritorsioni, fino all’eliminazione e distruzione dell’avversario. Sia Leymann che Einarsen (6, 8) hanno ipotizzato che i conflitti interpersonali irrisolti possano trasformarsi in mobbing qualora non vengano messi in atto interventi appropriati e strategie di gestione dei conflitti. Secondo una vasta letteratura di studi, invece, le vessazioni e le aggressioni morali sul più debole sono un meccanismo insito in tutti i tipi di relazione sociale umana, quindi possono essere considerate una caratteristica innata al genere umano. C) fattori legati all’organizzazione e alle condizioni di lavoro: secondo Leymann (1, 6, 10), le caratteristiche della personalità della vittima e/o dell’aggressore da sole non sono sufficienti nella determinazione del mobbing. Le disfunzioni organizzative del lavoro rappresentano la causa principale delle vessazioni sul lavoro. C’è uniformità di giudizi nel considerare come fattori di rischio uno “scorretto esercizio della leadership basata sull’eccessivo autoritarismo” (11), la “mancanza di discussione e programmazione dei tempi e degli obiettivi del lavoro, il basso flusso di informazioni” (12), il “difetto di autonomia nella gestione del lavoro”, “l’ambiguità degli obiettivi da raggiungere, il controllo esasperato dei tempi di lavoro” (13) ed “eccessive richieste in termini di performance e carichi di lavoro” (14); ma vengono anche riportate come situazioni a rischio il “lavoro monotono e i bassi obiettivi da raggiungere” (15).
L’origine del mobbing si può pertanto definire multifattoriale, derivando dalla combinazione e dalla presenza contemporanea di fattori organizzativi, personali e relazionali, insieme ad un certo livello di conflittualità considerato da alcuni insito nelle relazioni umane.
Il mobbing dunque, comporta influenze negative sulla vita dei soggetti che ne sono vittime, tra cui:
effetti relazionali; effetti economici (a causa spesso della perdita del lavoro); effetti sulla salute (sintomi fisici e sintomi psichici).
I tipi di mobbing esistenti sono 5: a) mobbing dal basso o down-up: il mobber è in una posizione inferiore rispetto a quella della vittima; b) mobbing dall’alto: il mobber è in una posizione superiore rispetto alla vittima; c) bossing o mobbing strategico: è una forma di mobbing che viene usata strategicamente dalle imprese per promuovere l’allontanamento dal mondo del lavoro di soggetti in qualche modo scomodi; d) mobbing tra pari o orizzontale: il mobber e la vittima sono allo stesso livello; e) doppio mobbing: l’energia distruttiva di cui la vittima è caricata e che trova nella famiglia la possibilità di scaricarsi, può giungere ad un livello tale da comportare la saturazione delle riserve familiari, per cui il mobbizzato perde la valvola di sfogo rappresentata dalla famiglia e quindi rimane solo.
Da quanto detto emerge la complessità del fenomeno e quindi la difficoltà di effettuare una valutazione sintetica della letteratura scientifica che tenga conto di tutti i vari aspetti del problema. La mancanza di una definizione univoca del termine implica anche differenze circa le caratteristiche dell’azione mobbizzante (durata e ripetitività delle azioni vessatorie, intenzionalità delle azioni, conseguenze negative sulla salute psicofisica del mobbizzato), i criteri usati per selezionare i campioni di popolazione da etichettare come “vittime di mobbing - bullying - harassment”, con le ovvie conseguenze di fornire stime e descrizioni di un fenomeno differenti e quindi difficilmente confrontabili. Inoltre, mentre l’esposizione a rischi occupazionali chimici, fisici e biologici rappresenta un terreno di osservazione privilegiato della Medicina del Lavoro, manca in letteratura una chiara evidenza scientifica relativa alle conseguenze sulla salute psico-fisica del mobbizzato che comunque risulta compromessa dalla difficile situazione che egli si trova a vivere in ambito lavorativo.

Obiettivi   [Indice]

Questo studio si prefigge lo scopo di effettuare una revisione aggiornata degli articoli scientifici in materia di mobbing e di individuare e valutare attraverso uno degli strumenti dell’Evidence Based Medicine, la meta-analisi, gli effetti sulla salute psico-fisica dei lavoratori, gli aspetti più importanti nella psicologia del mobbizzato e i fattori fondamentali nella genesi del mobbing.
 

Materiali e metodi   [Indice]

La ricerca sistematica degli articoli pubblicati nella letteratura scientifica in materia di mobbing è stata condotta utilizzando i seguenti database: PubMed, Medline, Medline+, PsycInfo, PsycArticle, Nioshtic-2, Scopus, Google Scholar, Biomedcentral.
Le parole chiave scelte per la ricerca sono: MOBBING, BULLYING, HARASSMENT, BULLYING AND WORK, HARASSMENT AND WORK.
Tenendo conto del lavoro già pubblicato nel 2007 da G.Tomei, M.E. Cinti, A. Sancini et al., sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, con il titolo “Evidence based medicine e mobbing”, la ricerca prende in considerazione tutti gli articoli pubblicati dal 1990 al 2009 (16). Sono stati considerati anche gli eventuali dati non ancora pubblicati di cui gli autori fossero a conoscenza e gli atti dei Convegni nazionali ed internazionali. È stata inoltre esaminata la bibliografia riportata negli articoli, nelle review e nelle meta-analisi già pubblicate sull’argomento, allo scopo di trovare ulteriori pubblicazioni utili ai nostri scopi. Non è stata applicata nessuna restrizione di lingua o tipo di pubblicazione alla ricerca.
L’indagine effettuata secondo questi criteri ha portato alla luce circa 2000 lavori.
Dopo un’attenta lettura si è deciso di escludere le pubblicazioni che, pur essendo state rintracciate utilizzando le parole chiave sopra-menzionate, facevano riferimento a fenomeni di mobbing nel regno animale, includendo solo quelli in cui la ricerca era stata condotta sul genere umano e in individui di età adulta.
Per quanto riguarda il fenomeno delle molestie e degli abusi sessuali, sono stati considerati solo gli articoli che parlano delle molestie sessuali come elemento di mobbing nei luoghi di lavoro; sono stati esclusi gli articoli che si riferivano esclusivamente alle molestie sul lavoro non percepite come mobbing. Abbiamo escluso gli articoli che si riferivano al fenomeno del bullying in ambito scolastico tra allievi, mentre abbiamo incluso gli articoli riguardanti il bullying in ambiente di lavoro tra lavoratori. I fenomeni di discriminazione dettata da motivi religiosi, politici, etnici o sessuali non sono stati considerati quando non trattati come mobbing.
Al fine di effettuare la meta-analisi dei risultati dei lavori eleggibili a tale scopo, gli articoli sono stati ulteriormente selezionati in modo che soddisfacessero due fondamentali criteri di inclusione: essi dovevano essere studi controllati ed esprimere i risultati in termini numerici di media ed indici di dispersione (deviazione standard, errore standard, ecc).
Nell’ambito della letteratura raccolta, soltanto 13 pubblicazioni hanno risposto ai criteri di inclusione utili per essere inseriti nella nostra meta-analisi, poiché la maggior parte dei lavori reperiti non era utilizzabile in quanto non rappresentata da studi caso-controllo ma da reviews di altri lavori o da pubblicazioni a carattere descrittivo e dottrinale.
Nei lavori da noi valutati i termini di “bullying” e “mobbing ”sono spesso utilizzati come sinonimi, a conferma di come manchi una univocità anche nella terminologia.
 
  • Selezione degli studi ed estrazione dei dati
Due revisori hanno valutato in maniera indipendente il titolo, l’abstract e le parole chiave per ciascun studio identificato dalla ricerca ed hanno applicato i criteri di inclusione ed esclusione. La stessa procedura è stata applicata al full text degli articoli e per l’estrapolazione dei dati più rilevanti con il fine di aumentare l’attendibilità dello studio.
 
  • Criteri di selezione e descrizione dei partecipanti
Gli autori degli articoli inclusi nella meta-analisi hanno utilizzato diversi tipi di questionari per selezionare i partecipanti allo studio e individuare il gruppo di casi, cioè le vittime di mobbing e il gruppo dei controlli, cioè le non vittime. Tali questionari sono in parte tratti da questionari standardizzati e quindi già in uso in ambito scientifico e in parte elaborati dagli stessi autori dello studio.
Negli studi presi in considerazione la casistica è risultata il frutto di due differenti modalità di reclutamento: 1) diretta, tramite questionario di autovalutazione e/o intervista all’interno dell’ambiente di lavoro, questionario di autovalutazione e/o intervista telefonica o via e-mail su grandi campioni di categorie lavorative, intervista a volontari appartenenti ad associazioni di aiuto per le vittime di mobbing; 2) indiretta, tramite dati ottenuti indirettamente da liste di richieste di risarcimento per danni alla salute. Le “vittime” sono state selezionate in base alla positività al questionario di autovalutazione, mediante l’autodefinizione, o entrambi. I controlli invece sono stati selezionati in base alla negatività al questionario di autovalutazione, all’autodefinizione di “non vittima”, oppure sono costituiti da lavoratori che richiedevano risarcimento per causa diversa dal mobbing.
In Gandolfo et al, 1995 i soggetti partecipanti allo studio sono rappresentati da lavoratori scelti tra coloro che hanno fatto richiesta di risarcimento presso un ente previdenziale. Il gruppo delle vittime è costituito da coloro che come motivo della richiesta di risarcimento indicano l’harassment sul posto di lavoro (9). Al gruppo dei controlli appartengono invece coloro che pur denunciando un malessere nella sfera psicologica che ha reso necessaria la valutazione tramite MMPI-2 (Minnesota Multiphasic Personality Inventory 2), non annoverano l’harassment nei motivi di richiesta del risarcimento.
In Hogh et al, 2001 i partecipanti sono selezionati attraverso un’intervista telefonica o un questionario per posta contenente domande riguardanti l’ambiente di lavoro, la salute, il benessere. Tra queste sono comprese domande riguardanti la presenza di situazioni conflittuali nel posto di lavoro (violenze sessuali, diffamazioni, querele, minacce, bullying ecc). Sono state individuate tre categorie di soggetti: vittime di bullying (35 lavoratori, 2% del campione iniziale); soggetti esposti occasionalmente a bullying (359 lavoratori); soggetti non esposti a bullying (1405) che costituiscono il gruppo di controllo. Per lo scopo della nostra meta-analisi vengono utilizzati solo i risultati del gruppo delle vittime e dei controlli perché paragonabili alle caratteristiche delle altre popolazioni oggetto di studio (17).
In Vartia et al, 2001 si chiede ai lavoratori del campione selezionato di autodefinirsi vittime, non vittime o spettatori di episodi di bullying sulla base della definizione fornita (18). Viene inoltre somministrata una versione adattata del LIPT (Leymann Inventory of Psychological Terrorization) per indagare gli aspetti e la frequenza del bullying. Si individua così il gruppo delle vittime costituito da n°94 soggetti (controlli: 83 soggetti).
In Zapf et al, 2001 il fenomeno del bullying viene indagato in due modi: tramite una lista di domande adattate attraverso la traduzione tedesca del LIPT (Leymann Inventory of Psychological Terrorization) e  tramite l’autodefinizione. Per rientrare nel gruppo delle vittime i partecipanti devono rispondere affermativamente ad almeno una delle domande del LIPT con una frequenza di almeno una volta alla settimana e per almeno sei mesi consecutivi. Inoltre devono contemporaneamente autodefinirsi vittime di mobbing in relazione alla definizione fornita. Il gruppo dei controlli è costituito da coloro che non presentano le caratteristiche descritte per il gruppo delle vittime (19).
In Mikkelsen et al, 2002 i partecipanti sono selezionati attraverso la somministrazione di un questionario in forma anonima contenente domande circa l’esposizione a fenomeni di bullying, la presenza di sintomi tipici della sindrome
post traumatica da stress (PPTSD) e di altre esperienze di vita stressanti. Viene individuato il gruppo delle vittime (n°118 soggetti) mentre il gruppo di controllo viene selezionato in maniera randomizzata (n°118 soggetti) in modo da essere paragonabile al gruppo delle vittime per età, sesso, ruolo lavorativo e grado di istruzione. Ovviamente nessuno dei soggetti appartenenti al gruppo di controllo ha subìto azioni mobbizzanti neppure occasionalmente. Ai partecipanti allo studio viene somministrato inoltre il NAQ (Negative Acts Questionnaire) che indaga specificatamente gli atti di bullying a cui il lavoratore è esposto (20).
In Vartia, 2002 si utilizza sempre la tecnica dell’autodefinizione per stabilire se i lavoratori sono esposti o meno a episodi di bullying. La definizione delle specifiche forme di bullying a cui sono sottoposti i soggetti si ottiene attraverso altre 6 domande tratte da un lavoro di Vartia et al, 1993 (21). Il gruppo di controllo è costituito da coloro che non si sono autoidentificati come vittime di bullying.
In Coyne et al, 2003 ai partecipanti allo studio viene somministrato un questionario che mira a delineare sia la figura della vittima di bullying, sia quella dell’aggressore. All’inizio del questionario viene fornita una definizione di bullying; in relazione ad essa, ai partecipanti viene chiesto di indicare, nel loro impiego attuale, quanto spesso sono oggetto di tale comportamento e chi ne è l’artefice e da quanto dura l’esposizione al bullying. Ciascun partecipante deve inoltre indicare se è lui stesso l’artefice di tali comportamenti, in quale frequenza, per quanto tempo e chi ne è la vittima. A ciascun partecipante viene attribuito un codice numerico, per cui attraverso il controllo di tali codici vengono identificate le 4 categorie di “attori” del bullying: le vittime per auto definizione; le vittime indicate da altri; gli aggressori per auto definizione; gli aggressori indicati da altri. Vengono considerate “vittime per autodefinizione” coloro che hanno risposto di essere stati oggetti di bullying secondo la definizione fornita per almeno una volta alla settimana e per almeno 6 mesi consecutivi (50 persone). Il gruppo dei controlli (99 persone) è costituito invece da lavoratori che non rientrano in nessuna delle altre categorie sopra citate (22).
In Agervold et al, 2004 viene utilizzato per la selezione dei partecipanti un questionario costituito da una check-list contenente 12 items estrapolati dal NAQ di Einarsen e Raknescui a cui vengono aggiunte altre due domande. Il questionario ha lo scopo di verificare l’eventuale esposizione a episodi di bullying. I partecipanti vengono identificati come “vittime” se si dichiarano esposti ad almeno uno degli atti negativi descritti negli items con una frequenza di almeno due-tre volte a settimana o giornalmente negli ultimi 6 mesi. In base a questi criteri sono stati formati i due gruppi: le vittime (n°25) e le non vittime di bullying (n°161) (23).
In Hoel et al, 2004 viene fornita ai soggetti partecipanti allo studio una definizione di bullying seguita da domande relative alla loro esperienza in merito:in base alla risposta a queste domande i soggetti vengono classificati in 4 gruppi: le vittime attuali; le vittime nei 5 anni precedenti; i testimoni; il gruppo neutro (non vittime nè testimoni). Per lo scopo della nostra meta-analisi vengono utilizzati solo il gruppo delle vittime attuali (casi) e il gruppo neutro (controlli), poiché più simili alle caratteristiche dei gruppi sperimentali e di controllo degli altri studi. Per l’analisi dei comportamenti negativi subìti dai soggetti identificati come oggetto di bullying viene utilizzata una versione rivista del NAQ consistente in 29 items riguardanti le varie condotte negative a cui sono sottoposti tali lavoratori. Il 10.8% di tutti i lavoratori esaminati (553 soggetti) sono risultati vittime di bullying. Non è specificato quale sia il criterio di frequenza utilizzato per includere i lavoratori in questo gruppo di vittime (24).
In Gilioli et al, 2005 ai partecipanti allo studio viene somministrato un questionario a risposta multipla già in uso presso la Clinica del Lavoro Luigi Devoto di Milano, il Questionario CDL. Il questionario è composto da tre sezioni: 21 items riguardanti i dati anagrafici e la posizione lavorativa; 39 items inerenti le condizioni lavorative; 4 items tratte dall’Euroquest Symptoms Questionnaire inerenti la qualità di vita e le condizioni di salute. I risultati mostrano che il riscontro di 5 azioni mobbizzanti è sufficiente a definire la situazione come potenzialmente a rischio (25).
In Adoric et al, 2007 l’esposizione a fenomeni di mobbing nei partecipanti allo studio viene indagata attraverso il NAQ. Il punteggio ottenuto indica la gravità dell’esposizione del soggetto al mobbing (26).
In Glaso et al, 2007 i partecipanti vengono selezionati ed inseriti nel gruppo delle vittime di mobbing e dei controlli in due fasi: somministrazione della versione norvegese del NAQ; autodefinizione della condizione di vittima o non vittima di bullying sulla base della definizione fornita (27).
In Pompili et al, 2008 l’individuazione del gruppo dei casi e del gruppo dei controlli e la valutazione del rischio di suicidio in soggetti esposti a mobbing viene valutato attraverso un’intervista semi-strutturata sulla base dei criteri del DSM-IV e attraverso il MMPI-2. I partecipanti non presentano disturbi di asse I e non sono in trattamento psichiatrico.
Lo score che deriva dalla somma delle risposte alle domande dà indicazione dell’effettivo rischio di suicidio del soggetto (28).
Il numero totale dei soggetti inclusi in questa meta-analisi è pari a 8021. Di questi il numero dei casi (“vittime di mobbing”) è pari a 1713, mentre il numero dei controlli è pari a 6308.
Il range nel quale è compresa l’età dei partecipanti allo studio è molto ampio; si va dai 16 ai 70 anni.
Nella maggior parte dei lavori non viene specificata, a partire dal numero complessivo del campione, la numerosità dei soggetti di sesso maschile e femminile.
Non sempre inoltre, sono riportate le categorie lavorative di appartenenza dei soggetti studiati negli studi inclusi, trattandosi spesso di campioni molto vasti (fino a 5000 persone) reclutati tramite questionari inviati per posta o intervista telefonica (cft tabella 2). Dagli studi in cui invece è riportata la mansione lavorativa si evince una alta eterogeneità circa il ruolo ricoperto dai lavoratori.
 
  • Organizzazione dei dati
Dopo un’attenta analisi dei dati presenti negli articoli selezionati sono state individuate le variabili più utili allo scopo della nostra ricerca. Le variabili utili sono state raggruppate in sottocategorie individuabili all’interno di 5 categorie omogenee. Alcuni studi, per le caratteristiche dei dati presentati, sono stati utilizzati per l’elaborazione dei risultati di più categorie.
Rispetto al lavoro pubblicato nel 2007 da G. Tomei, M.E. Cinti, A. Sancini et al. sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, con il titolo “Evidence based medicine e mobbing”, al fine di includere un maggior numero di variabili nel nostro studio, abbiamo individuato le cinque seguenti categorie: Misure di personalità; Misure di salute mentale; Misure di salute fisica; Misure di percezione dello stress in ambito occupazionale; Misure delle strategie di coping. A ciascuna categoria individuata corrispondono delle sottocategorie comprendenti le variabili presenti negli studi inclusi nella meta-analisi (16).
Nella tabella 1 viene riportata l’organizzazione dei dati in categorie, sottocategorie e variabili e sono indicati gli studi inclusi per ciascuna categoria.
 
  • Misure di personalità
Gli studi inclusi in questa categoria sono 7.
Gli strumenti utilizzati dai vari autori per indagare le variabili riconducibili a questa classe sono:
1) in Coyne et al, 2003:  ICES Personality Inventory;
2) in Vartia et al, 2001: Occupational Stress Questionnaire;
3) in Gandolfo et al, 1995: MMPI-2;
4) in Pompili et al, 2008: MMPI-2;
5) in Adoric et al, 2007: A - un questionario composto da items tratti (i) dalla General Belief in a Just World Scale, (ii) dalla Personal Belief in a Just World Scale, (iii) dalla Belief in a Injust World Scale e (iv) dalla Justice Centrality Scale; B - la Depression Scale D92; C - l’Extended Life Orientation; D - la Philosophies of Human Nature Scale;
6) in Glaso et al, 2007: IPIP (International Personality Item Pool); 
7) in Mikkelsen and Stale, 2002: WAS (World Assumption Scale).
 
  • Misure di salute mentale
Gli studi inclusi in questa categoria sono 6. Gli strumenti utilizzati sono:
1) in Agervold et al, 2004: PWSQ (Psychosocial Work Environment and Stress Questionnaire);
2) in Vartia et al, 2001: Occupational Stress Questionnaire;
3) in Vartia et al, 2002: GHQ (General Health Questionnaire);
4) in Gandolfo et al, 1995: MMPI-2
5) in Pompili et al, 2008: MMPI-2;
6) in Hoel et al, 2004: GHQ12.
 
  • Misure di salute fisica
Sono stati inclusi 2 studi in questa categoria.
I mezzi di indagine utilizzati dagli autori sono:
1) in Gilioli et al, 2005: Questionario CDL;
2) in Hoel et al, 2004: OSI (Occupational Stress Indicator).
 
  • Misure di percezione dello stress in ambito occupazionale
Gli studi inclusi in questa categoria sono 5. Gli strumenti utilizzati sono:
1) in Coyne et al, 2003: Scala di Seigne tratta dall’ICES Personality Inventory;
2) in Vartia et al, 2002: OSQ (Occupational Stress Questionnaire);
3) in Gandolfo et al, 1995: Domanda sul numero di mesi di astensione dal lavoro per motivi di malattia;
4) in Agervold et al, 2004: PWSQ;
5) in Gilioli et al, 2005: Questionario CDL.
 
  • Misure delle strategie di coping
Sono stati inclusi 3 studi in questa categoria. Gli strumenti utilizzati sono:

1) in Mikkelsen et al, 2002: PDS (Post-Traumatic Diagnostic Scale);
2) in Hogh et al, 2001: scala basata sul concetto di Pearling e Schooler adattata parzialmente per lo studio delle strategie di adattamento;
3) in Zapf et al, 2001: Scala ROCI II (Rahim Organizational Conflict Inventory).
 
Le caratteristiche degli studi inclusi nella meta-analisi sono riportate in tabella 2.
 
Analisi dei dati
L’elaborazione statistica dei dati è stata effettuata, per ciascuna sottocategoria individuata all’interno delle 5 categorie generali, attraverso la Comprehensive Meta-Analysis, un software per la valutazione meta-analitica.
L’analisi non è stata condotta nell’ambito delle categorie perché i dati non risultavano sufficientemente omogenei da consentire un’elaborazione statistica.
Non abbiamo ritenuto utile l’analisi delle singole variabili poiché spesso risultavano presenti in un unico studio.
In tutti i casi è stato confrontato il gruppo delle vittime di mobbing con il gruppo dei controlli per verificare le eventuali differenze fra i due.
L'Effect Size (ES), valore che esprime la grandezza della forza di associazione tra due variabili, è stato utilizzato per esprimere il risultato della nostra meta-analisi.
Insieme all'Effect Size è stato calcolato anche il suo intervallo di confidenza che esprime la precisione con la quale l'Effect Size è stato stimato nel nostro studio.
Dal momento che nel nostro studio l'intervallo di confidenza corrisponde al 95% delle osservazioni, il valore di p è stato posto pari a p <0.05. Il valore di p, che è necessariamente correlato all'intervallo di confidenza, consente di esprimere la significatività dell'ES.
Quando gli studi riportavano dati espressi in media e deviazione standard, l'ES è stato espresso in Standardized Mean Difference o in Weighted Mean Difference a seconda del valore dell'Indice di Inconsistenza (I²).
L'Indice di Inconsistenza (I²) è stato utilizzato come misura di eterogeneità. Nelle revisioni sistematiche l'eterogeneità si riferisce alla variabilità o differenza fra gli studi nella stima dell'effetto.
Attraverso l'I2 abbiamo calcolato la percentuale di varianza dovuta alla reale eterogeneità piuttosto che al caso. Se il valore di I² è prossimo allo zero allora la varianza osservata è dovuta al caso, se invece il valore di I² è elevato la varianza è riconducibile a diversi fattori che necessitano di essere indagati.
Il calcolo dell’eterogeneità è stato utilizzato per la scelta del modello statistico con cui calcolare l’ES.
In presenza di un elevato indice di inconsistenza (I²>50%), l’ES è stato valutato con il Random Effects Model (REM), che è un modello statistico in cui l’intervallo di confidenza è influenzato sia dall’errore di campionamento interno allo studio, sia dalla variabilità tra gli studi inclusi nella meta-analisi. In questo caso, il REM risulta più robusto perché fornisce intervalli di confidenza più ampi rispetto a quelli forniti da un altro modello, quale il Fixed Effects Model (FEM).
La quantificazione dell’ES è stata calcolata con lo Standardized Mean Difference (SMD) che esprime il rapporto tra la differenza di due medie e uno stimatore della deviazione standard all’interno del gruppo di studio.
In assenza di un'elevata inconsistenza tra gli studi (I²<50%), il calcolo dell’ES è stato effettuato con il FEM. Con questo modello è soltanto la variazione all’interno dello studio ad influenzare l’intervallo di confidenza.
In questo caso, la quantificazione dell’ES è stata operata con la Weighted Mean Difference (WMD), che permette di combinare le misure facenti parte di una scala continua quando media, deviazione standard e numerosità del campione sono parametri noti.
Il peso che viene dato ad ogni studio è determinato dalla precisione dello stimatore dell’effetto assumendo che tutti gli studi abbiano misurato la variabile con la stessa scala di valutazione.
Per le misure di ES basate sulle differenze (ad esempio SMD e WMD), una differenza pari a 0.0 indicava la mancanza di differenza tra i gruppi studiati.
 
 

Risultati   [Indice]

I risultati emersi dall’elaborazione statistica condotta per ciascuna sottocategoria sono riportati in tabella 3.
 
·Misure di personalita’
Per la sottocategoria “Fiducia nella giustizia”, risultano differenze statisticamente significative tra il gruppo delle vittime e il gruppo dei controlli (p<0.05), con punteggi che mostrano come le vittime di mobbing credano meno nella giustizia rispetto ai controlli (SDM -0.705).
Per la sottocategoria “Cinismo” la differenza statisticamente significativa (p<0.05) tra i due gruppi indica che le vittime di mobbing sono più ciniche e sfiduciate rispetto ai loro controlli.
Per la sottocategoria “Stabilità emotiva” risulta una differenza statisticamente significativa tra le vittime e i controlli (p<0.05) che indica che le vittime sono più instabili emotivamente (SDM -0.295) rispetto ai controlli.
Per la sottocategoria “Autostima e positività nella vita” esiste una differenza statisticamente significativa tra vittime e controlli (p<0.05), con l’indicazione di una diminuzione dell’autostima nelle vittime rispetto ai controlli (WMD -0.288).
Per tutte le sottocategorie l’eterogeneità degli studi è elevata (I²>50%), tranne che per la sottocategoria “Cinismo” e “Autostima e positività nella vita” in cui gli studi sono molto omogenei (I²=0.00).
Per tutte le altre sottocategorie non sono emerse differenze statisticamente significative dal confronto tra i due gruppi.
 
· Misure Di Salute Mentale
Per la sottocategoria “Stress” la differenza che emerge tra le due classi di vittime e controlli è statisticamente significativa (p<0.05), il che mostra un aumento dello stress nelle vittime di mobbing.
Per la sottocategoria “Compromissione della salute mentale” risultano differenze statisticamente significative tra il gruppo delle vittime e quello dei controlli (p<0.05) con un’aumentata compromissione della salute mentale nelle vittime di mobbing.
L’eterogeneità fra gli studi è elevata per entrambe le sottocategorie (I²>50%).
           
· Misure Di Salute Fisica
Per la sottocategoria “Compromissione della salute fisica” risultano differenze statisticamente significative tra i due gruppi (p<0.05) con una maggiore compromissione delle condizioni di salute nelle vittime di mobbing rispetto ai controlli.
L’eterogeneità fra gli studi è elevata (I²>50%).
 
· Misure Di Percezione Dello Stress In Ambito Occupazionale
Per la sottocategoria “Ruolo del lavoratore (caratteri negativi)” esiste una differenza statisticamente significativa tra il gruppo delle vittime e quello dei controlli (p<0.05) che mette in evidenza come una posizione lavorativa non adeguata e l’insoddisfazione ad essa correlata siano più importanti nel gruppo delle vittime di mobbing.
Per la sottocategoria “Rapporti con i colleghi e mancanza di supporto” emerge una differenza statisticamente significativa tra il gruppo delle vittime e il gruppo dei controlli (p<0.05), indice che la mancanza di supporto e collaborazione con i colleghi è più frequente nel gruppo delle vittime e contribuisce a creare una situazione in cui possano svilupparsi fenomeni di mobbing.
Gli studi inclusi in ciascuna delle sottocategorie risultano omogenei.
Per tutte le altre sottocategorie non sono emerse differenze statisticamente significative dal confronto tra i due gruppi.
 
· Misure Delle Strategie Di Coping
I risultati emersi dall’analisi delle sottocategorie comprese in “Misure delle strategie di coping” non mostrano differenze statisticamente significative tra i due gruppi.
Si sottolinea l’enorme differenza numerica tra i gruppi di vittime (404 in “Condotte basate sull’evitamento” e 774 in “Altre strategie”) e di controlli (1538 in “Condotte basate sull’evitamento” e 8708 in “Altre strategie”).
 

Discussione   [Indice]

La lettura critica della letteratura esistente ha mostrato come vi sia una carenza di criteri comuni che definiscano il fenomeno mobbing nelle sue caratteristiche fondamentali. Non esiste accordo universale su nessuna delle caratteristiche che, partendo dalla concettualizzazione di Leymann, dovrebbero essere presenti per poter parlare di mobbing, quali la durata nel tempo, la ripetitività delle azioni, la tipologia delle azioni da considerare, il fatto che il mobbing sia una violenza esclusivamente morale o comprenda anche molestie fisiche, il fatto di includere o meno le molestie sessuali, o se debba esistere o meno un carattere di intenzionalità nelle azioni.
Il primo problema che si deve affrontare è relativo all’assenza di una definizione univoca della parola mobbing, come è stato già sottolineato da diversi autori (19, 29, 30). Analizzando le modalità con cui viene definito il fenomeno e i metodi con cui vengono selezionati i gruppi delle vittime nei vari studi, si nota inoltre come i criteri temporali scelti per caratterizzare le azioni vessatorie ripetute tipiche del mobbing non sono univoci. Infatti, in alcuni studi (23) si prende come riferimento il lasso temporale di un mese, in altri (29) di tre mesi, in altri ancora (20) di sei mesi fino ad un anno. Esiste infine un notevole numero di lavori in cui il criterio temporale non viene considerato, o comunque non esplicitato.
Analoghe disomogeneità esistono per quanto riguarda la tipologia delle azioni considerate come costitutive del mobbing. Anche per quel che concerne il carattere dell’intenzionalità delle azioni vessatorie nell’ambito del mobbing il problema è ancora aperto. Alcuni autori ipotizzano che l’intenzionalità sia elemento fondamentale del bullying, mentre altri mettono in evidenza la difficoltà di includere questo parametro come elemento costitutivo, dato che nella pratica quotidiana è complicato stabilire se le azioni riferite da chi ne è bersaglio siano o meno intenzionali.
Un altro punto di disaccordo tra i vari autori riguarda il problema della violenza fisica, e in particolar modo quello della violenza sessuale in ambito lavorativo. Nella maggior parte dei casi la violenza fisica sulla vittima viene esplicitamente inclusa nel concetto di mobbing. Solo in una minima percentuale di casi si sostiene che il mobbing sia una violenza di tipo esclusivamente psicologico. Per quel che riguarda invece la violenza sessuale, molti autori in accordo con Leymann, ritengono che i gesti e gli atteggiamenti offensivi sia di natura verbale che fisica riferiti alla sfera della sessualità debbano essere considerati come una delle possibili forme di violenza che si riscontrano in un quadro di mobbing, quando il fatto di rifiutare o accettare tali condotte possa condizionare sfavorevolmente il clima lavorativo.
La stessa disomogeneità circa le descrizioni del fenomeno fornite dai diversi autori si riflette sui metodi di misurazione utilizzati negli studi. Il fatto che i questionari utilizzati nella quasi totalità dei casi siano fondati sulla autovalutazione e si basino solo sulla percezione della vittima, e che spesso siano elaborati direttamente dagli autori dello studio, magari attraverso la rielaborazione di questionari più famosi, non aiuta a valutare oggettivamente il fenomeno del mobbing. L’eterogeneità nella selezione dei soggetti che vengono considerati “vittime di mobbing” è legata anche all’uso di strumenti che, oltre ad essere basati esclusivamente sulla soggettività, sono spesso diversi l’uno dall’altro o vengono utilizzati in maniera diversa.
La mancanza, quindi, anche di uno strumento comune di misurazione del mobbing, rende ancora più difficile la realizzazione di un’analisi sintetica della letteratura e di un confronto critico tra i risultati dei vari studi, come dimostrato anche da altri lavori (31, 32, 33).
Un altro problema riscontrato nel corso della nostra ricerca riguarda le tipologie degli studi presenti in letteratura. La ricerca effettuata secondo i criteri di una revisione sistematica della letteratura ha messo in luce una carenza di studi osservazionali che mettessero a confronto un gruppo di soggetti mobbizzati con un gruppo di controllo, cosa che implica la difficoltà ad ottenere una chiara evidenza scientifica sull’argomento.
Dalla valutazione globale degli studi inclusi nella meta-analisi appare dunque evidente come i risultati possano essere influenzati da molteplici fattori: eterogeneità nei metodi di identificazione del gruppo delle vittime e dei controlli, identificazione delle vittime tramite la soggettiva percezione di essere vittime di mobbing, sproporzione nella numerosità campionaria tra casi e controlli, eterogeneità nella mansione lavorativa dei soggetti, frequente mancanza di paragonabilità tra il gruppo dei casi e quello dei controlli, mancanza di criteri diagnostici chiari per la figura del mobbizzato.
Possiamo desumere quindi che l’alta eterogeneità indicata dall’indice meta-analitico (I²) riscontrata nei risultati di alcune delle sottocategorie analizzate, dipenda proprio dalle difformità finora descritte e influisca in parte sulla validità dei risultati.
La nostra meta-analisi conferma i dati riportati in letteratura per le variabili della categoria “Misure di personalità”, come la riduzione della fiducia nella giustizia nei mobbizzati, la riduzione della stabilità emotiva, dell’autostima e della positività nella vita e l’aumento del cinismo. L’omogeneità degli studi utilizzati per l’analisi delle sottocategorie “Cinismo” e “Autostima e positività nella vita” avvalora il risultato. I risultati delle altre sottocategorie invece, sono in parte influenzati dall’elevata eterogeneità che ci impone di considerare il risultato in modo critico.
Per la categoria “Misure di salute mentale” si nota come nei mobbizzati la percezione dello stress sia aumentata, con compromissione della salute mentale del soggetto, fino a veri e propri quadri di patologia psichiatrica, come la depressione o i disturbi d’ansia; tali disturbi possono portare in alcuni casi anche a gesti estremi come il suicidio (28, 34). Anche i disturbi psicosomatici sono stati inclusi in questa categoria, poiché sono stati considerati conseguenza, e quindi dimostrazione, dell’alterazione della salute mentale. I disturbi della sfera psichiatrica che in letteratura sono stati messi in relazione con il mobbing sono numerosi: disturbo dell’adattamento, depressione, ansia, stato di preallarme, ossessioni, attacchi di panico, isolamento (31, 34, 35, 36), disturbi del comportamento alimentare (37), disturbo post traumatico da stress (31, 36, 38), disturbi psicosomatici, stress e generiche conseguenze sulla salute mentale (18, 21, 23, 24, 39, 40). Per tutte le sottocategorie l’eterogeneità è elevata. Le cause possono essere ricercate nelle difformità nei metodi di selezione e valutazione prima citate.
Per le “Misure di salute fisica” la sottocategoria “Compromissione della salute fisica” non solo presenta un valore statisticamente significativo, ma mostra la sensibilità più alta tra tutte le sottocategorie (SDM 1.533); questo dimostra che nelle vittime di mobbing non si rilevano solo sintomi psicosomatici (analizzati nella categoria sopra esposta), ma anche quadri morbosi veri e propri che possono instaurarsi con il tempo.
Per quanto riguarda le “Misure di percezione dello stress in ambito occupazionale”, i risultati sono statisticamente significativi per le sottocategorie “Ruolo del lavoratore (caratteri negativi)” e per “Rapporti con i colleghi e mancanza di supporto” (rispettivamente WMD 0.730 e WMD 0.905). Il ruolo ricoperto dal lavoratore spesso non rispondente alle sue aspettative e alle sue capacità con conseguente frustrazione e mancanza di realizzazione personale, nonché la percezione di mancanza di solidarietà da parte dei colleghi, sembra essere fondamentale nel caratterizzare il soggetto mobbizzato rispetto a un non mobbizzato (19, 41). La validità statistica del risultato è supportata anche dalla bassa eterogeneità riscontrata (I²=0.00 per entrambe le sottocategorie). La non significatività del risultato relativo alla sottocategoria “Carico di lavoro” indicherebbe che il carico di lavoro non influisca direttamente sul fenomeno del mobbing, dato non supportato però dalla letteratura dalla quale si evince che un carico di lavoro esagerato o eccessivamente ridotto sia un fattore caratteristico delle situazioni di mobbing. (15).
Per quel che riguarda le “Misure delle strategie di coping” possiamo dedurre, dalla non significatività statistica del risultato, che non esiste alcuna differenza tra le modalità di reazione a situazioni stressanti nella popolazione dei casi e in quella dei controlli. Non esiste dunque una particolare strategia che venga usata più di frequente rispetto alle altre dai soggetti mobbizzati. Il modo di reagire alla situazione stressante potrebbe dipendere molto dalla personalità del soggetto vittima di mobbing.

Conclusioni   [Indice]

L’analisi meta-analitica da noi effettuata induce a ritenere che il mobbing causi effetti su alcuni aspetti sia della salute psichica che di quella fisica nel soggetto che ne è vittima. Proprio perché il mobbing può creare un danno al lavoratore, dovrebbero essere messe in atto strategie di tipo preventivo per evitare lo sviluppo di situazioni lavorative in cui il soggetto viene sottoposto ad azioni vessatorie. Dalle difformità messe in evidenza in letteratura relativamente alla mancanza di univocità di definizioni, metodi di selezione e valutazione si deduce che è necessario effettuare in futuro studi con metodologie standardizzate al fine di poter valutare più obiettivamente le caratteristiche dei soggetti mobbizzati e gli eventuali danni alla salute e gli interventi preventivi, organizzativi, gestionali, comunicativi e anche personali.
 
     
Tabella 1 - Organizzazione dei dati
 
CATEGORIA SOTTOCATEGORIA VARIABILI INDAGATE
MISURE DI PERSONALITA’
 
Studi inclusi: Coyne et al, 2003; Vartia et al, 2001; Gandolfo et al, 1995; Glaso et al, 2007; Adoric et al, 2007;
Pompili et al, 2008; Mikkelsen et al, 2002.
Fiducia nella giustizia Credere nella giustizia e nella sua importanza
Credere in un mondo giusto
Cinismo Credere in un mondo ingiusto
Cinismo
Stabilità emotiva Capacità di autocontrollo
Stabilità
Espansività
Instabilità emotiva Instabilità
Presenza di episodi di ipomania o mania (forme estreme di instabilità emotiva)
Autostima e positività nella vita Autostima
Credere nella benevolenza del mondo
Credere nella benevolenza delle persone
Ottimismo
Fiducia
Credere nella fortuna
Mancanza di autostima e negatività nella vita Mancanza di autostima
Pessimismo
Sfiducia
Arrendevolezza
Depressione Depressione
MISURE DI SALUTE MENTALE
 
Studi inclusi: Vartia et al, 2001; Vartia et al, 2002; Agervold et al, 2004; Hoel et al, 2004 ; Pompili et al, 2008; Gandolfo et al, 1995.
Stress Percezione dello stress
Stress generale
Fatica mentale / Burnout
(fatica psicologica, preoccupazione e avversione nei confronti del lavoro)
Reazioni mentali allo stress
(depressione, nervosismo, fatica ad addormentarsi, frequenti risvegli notturni, insolita stanchezza)
Stress psicologico
Compromissione della salute mentale Presenza di sintomi psicosomatici
(mal di stomaco, tachicardia, palpitazioni, ecc.)
Severità globale dei sintomi indici di malattia mentale
Salute mentale
MISURE DI SALUTE FISICA
 
Studi inclusi:Gilioli et al, 2005; Hoel et al, 2004.
Compromissione della salute fisica Condizioni di salute
Qualità di vita
Salute fisica
MISURE DI PERCEZIONE DELLO STRESS IN AMBITO OCCUPAZIONALE
 
Agervold et al, 2004; Coyne et al, 2003; Vartia et al, 2002; Gilioli et al, 2005; Gandolfo et al, 1995.
Carico di lavoro Carico di lavoro
Ritmi di lavoro
 
Ruolo del lavoratore (caratteri negativi)
Tipo di lavoro
Centralità del proprio ruolo
Chiarezza del proprio ruolo
Possibilità di prendere decisioni importanti
Rapporti con i colleghi Presenza di gruppetti ristretti con tendenza all’isolamento del soggetto
Presenza di conflitti o disaccordo tra i lavoratori
Tipi di rapporti intercorrenti fra colleghi (più o meno formali)
Misure epidemiologiche Numero di assenze per malattia
MISURE DELLE STRATEGIE DI COPING
 
Studi inlcusi: Zapf et al, 2001; Hogh et al, 2001; Mikkelsen et al, 2002.
Condotte basate sull’evitamento Evitamento delle situazioni che possono creare disagio al soggetto
Altre strategie di coping Prendere iniziativa per cercare di risolvere il problema
Rassegnarsi
Deprimersi
Essere pessimisti
Cercare supporto morale
Cercare aiuto per risolvere i problemi
Compromettere la propria situazione lavorativa
Cercare di dominare la situazione conflittuale
Integrarsi
Essere accondiscendenti
Disturbo post-traumatico da stress
 
  
Tabella 2 - Caratteristiche degli studi inclusi

STUDIO PARTECIPANTI VARIABILE MISURATA TEST USATO SOTTOCATEGORIA
Gandolfo et al,1995 N° totale soggetti: 129
Vittime di harassment: n° soggetti 47 (età media 42,1) (62% donne)
Non vittime di harassment: n° soggetti 82 (età media 42,7) (49% donne)
1 - Instabilità, Presenza di episodi di ipomania o mania
2 - Depressione
3 - Numero di assenze per malattia
MMPI-2
Domanda sul numero di mesi di astensione dal lavoro per malattia
1 - Instabilità emotiva
2 - Depressione
3 - Misure epidemiologiche
 
Hogh et al, 2001.
 
N° totale soggetti: 1857 (50,8% uomini, 49,2% donne, età media 40,2 anni)
Vittime: n° soggetti 35
Controlli: n° soggetti 1405
1 - Evitamento delle situazioni che possono creare disagio al soggetto.
 2 - Prendere iniziativa/risolvere il problema, Rassegnarsi, Deprimersi, Cercare supporto morale, Cercare aiuto per risolvere i problemi, Essere pessimisti
Scala adattata parzialmente sulla base del concetto di Pearling e Schooler per le strategie di adattamento. 1 - Condotte basate sull’evitamento
2 - Altre strategie di coping
Vartia et al, 2001 N° totale soggetti: 949 (85% donne, età media 40 aa; 15% uomini, età media 41).
Vittime: n° soggetti 94.
Non vittime n° soggetti 772
1 - Autostima
2 - Percezione dello stress, Stress generale, Fatica mentale/Burnout, Reazioni mentali allo stress
LIPT
OSQ
1 - Autostima e positività nella vita
2 - Stress
Zapf et al, 2001
 
Vittime: n° soggetti tra 139 e 143 (66% donne, 44% uomini; età media 45)
Controlli: n° soggetti 80 (49% donne, 51% uomini; età media 37)
1 - Evitamento delle situazioni che possono creare disagio al soggetto.
2 - Compromettere la propria situazione lavorativa, Cercare di dominare la situazione conflittuale, Integrarsi, Essere accondiscendenti
LIPT
Scala ROCI II
1 - Condotte basate sull’evitamento
2 - Altre strategie di coping
Mikkelsen et al, 2002 Vittime: n° 118 soggetti (11 uomini e 107 donne; età media 47 anni)
Controlli: n° 118 soggetti (11 uomini e 107 donne; età media 41 anni)
1 - Credere nella giustizia e nella sua importanza
2 - Autostima, Credere nella benevolenza del mondo e delle persone, Fiducia, Credere nella fortuna
3 - Disturbo post-traumatico da stress
NAQ
WAS
PDS
1 - Fiducia nella giustizia
2 - Autostima e positività nella vita
3 - Altre strategie di coping
Vartia et al, 2002 N° totale soggetti: 896 (773 uomini con età media 41 anni, anzianità lavorativa media 13 anni; 123 donne con età media 38 anni, anzianità lavorativa media 9 anni)
Vittime: n° soggetti 179
Controlli: n° soggetti 717
1 - Percezione dello stress, Stress generale, Fatica mentale/Burnout, Stress psicologico
2 - Salute mentale
3 - Tipo di lavoro, Centralità e chiarezza del proprio ruolo, possibilità di prendere decisioni importanti.
4 - Presenza di conflitti o disaccordo tra i lavoratori, Tipi di rapporti intercorrenti fra colleghi.
OSQ
GHQ
1 - Stress
2 - Compromissione della salute mentale
3 - Ruolo del lavoratore
4 - Rapporti con i colleghi
Coyne, et al, 2003 N° totale soggetti: 288 (anzianità lavorativa media 12.22 anni)
Vittime: n° soggetti 50
Controlli: n° soggetti 99
1 - Capacità di autocontrollo, Stabilità, Espansività
2 - Instabilità
3 - Arrendevolezza
4 - Carico di lavoro, Ritmi di lavoro
5 - Tipo di lavoro
ICES Personality Inventory
ICES Personality Inventory modificata da Seigne
1 - Stabilità emotiva
2 - Instabilità emotiva
3 - Mancanza di autostima e negatività nella vita
4 - Carico di lavoro
5 - Ruolo del lavoratore
Agervold, et al, 2004 N° totale soggetti: 186 (140 uomini, 46 donne) (Età: 14.5% < 30 anni; 27.4% tra 30 e 39 anni; 20.4% tra 40 e 49 anni; 37.6% > 50 anni) (Anzianità lavorativa media 14 anni)
Vittime: n° soggetti 25
Controlli: n° soggetti 161
1 - Stress psicologico
2 - Presenza di sintomi psicosomatici, Severità globale dei sintomi indici di malattia mentale
3 - Carico di lavoro, Ritmi di lavoro
4 - Tipo di lavoro, Centralità del proprio ruolo, Chiarezza del proprio ruolo, Possibilità di prendere decisioni importanti
5 - Presenza di gruppetti ristretti con tendenza all’isolamento del soggetto, Tipi di rapporti intercorrenti tra colleghi
6 - Numero di assenze per malattia.
Checklist basata sul NAQ
PWSQ
1 - Stress
2 - Compromissione della salute mentale
3 - Carico di lavoro
4 - Ruolo del lavoratore
5 - Rapporti con i colleghi
6 - Misure epidemiologiche
Hoel et al, 2004 N° totale soggetti: 5288 (2764 uomini, 2508 donne) (Età 16 - 70 anni)
Vittime: n° soggetti 553
Controlli: n° soggetti 2585
1 - Salute mentale
2 - Salute fisica
NAQ
GHQ12
OSI
1 - Compromissione della salute mentale
2 - Compromissione della salute fisica
Gilioli et al, 2005 Vittime: n° soggetti 243
Controlli: n° soggetti 63
1 - Condizioni di salute, Qualità di vita
2 - Carico di lavoro, Ritmi di lavoro
3 - Tipo di lavoro
4 - Presenza di gruppetti con tendenza all’isolamento del soggetto, Tipi di rapporti intercorrenti fra colleghi
Questionario CDL 1 - Compromissione della salute fisica
2 - Carico di lavoro
3 - Ruolo del lavoratore
4 - Rapporti con i colleghi
Adoric et al, 2007 Vittime: n° soggetti 54
Controlli: n° soggetti 54
1 - Credere nella giustizia e nella sua importanza, Credere in un mondo giusto
2 - Credere in un mondo ingiusto, Cinismo
3 - Credere nella benevolenza delle persone, Ottimismo, Fiducia
4 - Pessimismo, Sfiducia
5 - Depressione
NAQ
General BJW Scale
Personal BJW Scale
BIW Scale
JCS
Depression Scale D92
ELO Test
PHN Scale
1 - Fiducia nella giustizia
2 - Cinismo
3 - Autostima e positività nella vita
4 - Mancanza di autostima e negatività nella vita
5 - Depressione
Glaso et al, 2007 Vittime: n° soggetti 72
Controlli: n° soggetti 72
1 - Capacità di autocontrollo, Stabilità, Espansività
2 - Instabilità
3 - Arrendevolezza
NAQ
IPIP
1 - Stabilità emotiva
2 - Instabilità emotiva
3 - Mancanza di autostima e negatività nella vita
Pompili et al, 2008 Vittime: n° soggetti 47 donne, 55 uomini
Controlli: n° soggetti 47 donne, 55 uomini
1 - Instabilità, Presenza di episodi di ipomania o mania
2 - Depressione
3 - Salute mentale
MMPI-2
Intervista semi-strutturata basata sui principi del DSM-IV
1 - Instabilità emotiva
2 - Depressione
3 - Compromissione della salute mentale
 
 
Legenda:
MMPI: Minnesota Multiphasic Personality Inventory
LIPT: Leymann Inventory of Psychological Terrorization
OSQ: Occupational Stress Questionnaire
ROCI: Rahim Organizational Conflict Inventory
NAQ: Negative Acts Questionnaire
WAS: World Assumption Scale
PTDS: Post Traumatic Diagnostic Scale
GHQ: General Health Questionnaire
PWSQ: Psychosocial Work Environmental and Stress Questionnaire
OSI : Occupational Stress Indicator
BJW : Belief in a Just World
BIW: Belief in a Injust World
JCS: Justice Centrality Scale
ELO: Extended Life Orientation
PHN: Philosophies of Human Nature
IPIP: International Personality Item Pool
 
  
Tabella 3 - Risultati emersi dall’elaborazione statistica condotta per ogni sottocategoria
 
CATEGORIA SOTTOCATEGORIA CAMPIONE P ES I²% RISULTATO
MISURE DI PERSONALITÁ Fiducia nella giustizia 290 vittime
290 controlli
P=0.039 SDM -0.705
[-1.373; -0.037]
87.364 Ridotta nelle vittime
Cinismo 108 vittime
108 controlli
P=0.001 WMD 0.649
[0.259; 1.039]
0.00 Aumentato nelle vittime
Stabilità emotiva 480 vittime
578 controlli
P=0.047 SDM -0.295
[-0.586; -0.004]
70.473 Ridotta nelle vittime
Instabilità emotiva 170 vittime
205 controlli
P=0.242 SDM 0.490
[-0.331; 1.312]
93.269 n.s.
Autostima e positività nella vita 698 vittime
698 controlli
P=0.008 WMD -0.288
[-0.501; -0.074]
0.00 Ridotta nelle vittime
Mancanza di autostima  e negatività nella vita 126 vittime
126 controlli
P=0.983 SDM 0.008
[-0.718; 0.734]
87.998 n.s.
Depressione 152 vittime
187 controlli
P=0.058 SDM 0.888
[-0.031; 1.806]
93.631 n.s.
MISURE DI SALUTE MENTALE Stress 417 vittime
2583 controlli
P=0.00 SDM 0.869
[0.645; 1.093]
72.058 Aumentato nelle vittime
Compromissione della salute mentale 732 vittime
3302 controlli
P=0.000 SDM 0.938
[0.734; 1.142]
77.841 Aumentata nelle vittime
MISURE DI SALUTE FISICA Compromissione della salute fisica 796 vittime
2648 controlli
P=0.004 SDM 1.533
[0.481; 2.586]
97.449 Aumentata nelle vittime
MISURE DI PERCEZIONE DELLO STRESS IN AMBITO OCCUPAZIONALE Carico di lavoro 50 vittime
222 controlli
P=0.628 WMD 0.104
[-0.317; 0.526]
0.00 n.s.
Ruolo del lavoratore
(caratteri negativi)
125 vittime
805 controlli
P=0.001 WMD 0.730
[0.301; 1.159]
0.00 Aumentato nelle vittime
Rapporti con i colleghi 50 vittime
222 controlli
P=0.00 WMD 0.905
[0.474; 1.336]
0.00 Aumentata nelle vittime
Misure epidemiologiche 72 vittime
243 controlli
P=0.877 SDM -0.095
[-1.297; 0.877]
94.532 n.s.
MISURE DELLE STRATEGIE DI COPING Condotte basate sull’evitamento 404 vittime
1538 controlli
P=0.087 SDM 0.311
[-0.045; 0.668]
75.926 n.s.
Altre strategie di coping 774 vittime
8708 controlli
P=0.503 WMD -0.073
[-0.285; 0.140]
0.00 n.s.
 
 
P= esprime la significatività dell'ES
n.s.= non significativo
E.S.= effect size;
I² =indice di inconsistenza
SMD= standardized mean difference
WMD= weighted mean difference
 
 

Bibliografia   [Indice]

1. Leymann H. Ätiologie und Häufigkeit von Mobbing am Arbeitsplatz. Eine Übersicht über die bisherige Forschung. In Ege H. Mobbing – Che cos’è il terrore psicologico sul posto di lavoro. Pitagora Editrice, Bologna, 1996.
2. Tomei G, Di Pastena C, Sinibaldi F, et al. The dynamic of “Scapegoating”: mobbing, bullying and casting out. Prevent Res 2012; 2 (1): 36-42.
3. Tomei G, Ciarrocca M, Scimitto L, et al. Mobbing - rischi e prevenzione di un fenomeno in crescita. Prevent Res, published on line 14. Nov. 2011, P&R Public. 07.
4. Tomei G, Sancini A. La Devianza come problema sociale: le risposte della Psicologia. Prevent Res 2011; 1 (1): 36-43.
5. Burla P, Cinti ME, Sygiel A, at al. Professional profiles in the healthcare field and factors associated with the development of burnout. Prevent Res 2012; 2 (2): 09-24.
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Autore di riferimento   [Indice]

Gianfranco Tomei
Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, “Sapienza” Università di Roma
e-mail: info@preventionandresearch.com



 
 

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Commento/Richiesta di La Redazione
23/5/2012 19:21
Attualmente la Legislazione prevede di norma, tranne casi particolari, una penalizzazione per gli effetti sulla salute delle azioni mobbizzanti.
Purtroppo, siamo d’accordo con Lei, la Legislazione è troppo lenta. Per questo la messa in atto di sistemi adeguati sui luoghi di lavoro per la prevenzione del problema è la soluzione migliore, per quanto, evidentemente, estremamente difficile, dato che, a posteriori, spesso non si riesce a pervenire ad una conclusione rapida ed efficace delle singole vicende.
Anche noi crediamo che un’azione legislativa più efficace e più mirata possa essere utile.
La nostra Rivista ha pubblicato l’articolo proprio perché ritiene che sia un modo per sensibilizzare non solo l’opinione pubblica ma anche il Legislatore.
Sicuramente la Rivista pubblicherà eventuali altri articoli sull’argomento nel caso dovessero pervenire.

La Ringraziamo per aver visitato la nostra Rivista.

Cordiali saluti

La Redazione