Articoli Chirurgia - P&R Scientific
Volume 4, Numero 4
30.12.2014
LA CHIRURGIA DI SALVATAGGIO D’ARTO DOPO TRAUMA DEGLI ARTI PUÒ OFFRIRE AI PAZIENTI UNA MIGLIOR QUALITÀ DI VITA E CAPACITÀ FUNZIONALE RISPETTO ALL’AMPUTAZIONE?
 
 
Capoano R, Tesori MC, Police A, Llange K, Donello C, Lombardo F, Monacelli G, Salvati B

Autori   [Indice]

Capoano R1, Tesori MC1, Police A1, Llange K1, Donello C1, Lombardo F1, Monacelli G2, Salvati B1
 
1Dipartimento di Scienze Chirurgiche, “Sapienza” Università di Roma
2Dipartimento di Emergenze, “Sapienza” Università di Roma


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Abstract   [Indice]

Introduzione 
La decisione di salvare o amputare un arto danneggiato ha generato molte idee controverse in Letteratura, con studi che supportano i vantaggi di entrambi gli approcci. Tutti i sistemi di punteggio utilizzati si sono rivelati non affidabili nel predire la necessità di amputazione o di salvataggio d’arto. Il trauma 'complesso' degli arti porta con sè aspetti che rendono difficile le scelte su modalità e tempistica di trattamento anche per gli specialisti.
 
Obiettivi 
Ovviamente, bisognerebbe evitare di amputare un arto che potrebbe essere salvato, così come non bisognerebbe sempre tentare una rivascolarizzazione. Secondo la nostra esperienza, non bisognerebbe tentare una rivascolarizzazione solo perché è tecnicamente fattibile, ma solo quando andrebbe davvero tentata. Scopo di questo studio è quello di chiarire la gestione di arti severamente danneggiati.
 
Metodi
A tal fine si fa riferimento alla Letteratura e alla nostra esperienza clinica. 89 casi di trauma degli art inferiori ad alta energia (Gustilo, grado III a,b.c), con danno esteso dei tessuti molli e profondi dal 2004 al 2012. Tutti erano casi di arti ischemici con alto rischio di amputazione. L’analisi dei risultati ha valutato: durata media di degenza ospedaliera, tempo totale di riabilitazione, costi, risultati clinici, fallimento di salvataggio d’arto, fattori associati, funzionalità e qualità di vita, ritorno al lavoro, scelta del paziente.
 
Discussioni 
Quando non è possibile ottenere una ripresa anatomica e funzionale dopo una trauma complesso degli arti, l’amputazione rimane ancora la prima scelta chirurgica. Di recente nuove frontiere tecnologiche in chirurgia correlate alla medicina rigenerativa, nuovi trattamenti delle lesioni post traumatiche, come anche della perdita di sostanza, sono state messe in evidenza in Letteratura.
 
Conclusioni 
L’introduzione di progenitori autologhi integrati con i biomateriali e la biotecnologia, stimolando la rigenerazione tissutale ha reso possibile evitare l’amputazione rivascolarizzando l’arto, ottenendo così una completa e più rapida guarigione. Una scala di punteggio che prenda in considerazione più criteri possibili di quelli messi in evidenza è necessaria, che sia clinica e anche “sociale”. Ribadiamo qui la necessità di attribuire criteri universali considerando le differenti realtà dei Sistemi Sanitari Nazionali. La presenza di un team dedicato al trauma è di estrema importanza per valutare immediatamente le possibilità e gli elementi di difficoltà di tutto l’iter chirurgico e di riabilitazione.
La ripresa funzionale dell’arto raggiunta grazie all’intervento “integrato” polispecialistico, ortopedico e fisioterapico inclusi, sembra avere un impatto favorevole sul livello dei costi della collettività, oltre che sulla qualità di vita del paziente e dei suoi familiari. Allo stato attuale, perseguire il tentativo di salvataggio d’arto è comunque consigliabile, quando potenzialmente possibile.

Parole chiave: salvataggio d'arto, amputazione, medicina rigenerativa, costi per la salute
 

Autore di riferimento   [Indice]

Raffaele Capoano
Dipartimento di Scienze Chirurgiche, “Sapienza” Università di Roma