Disabilità e lavoro: Italia bocciata


Secondo una recente sentenza della Corte di Giustizia europea per quanto riguarda il diritto al lavoro per le persone con disabilità l’Italia non ha ancora provveduto ad adeguarsi alle disposizioni europee.
Il governo italiano pertanto è stato invitato a predisporre misure organizzative atte a garantire ai portatori di handicap un normale inserimento nel mondo del lavoro e favorire il loro percorso professionale.
I Paesi membri della comunità europea hanno l’obbligo di imporre a tutti i datori di lavoro l'adozione di provvedimenti a favore dei disabili, nessun paese membro può venir meno a questo impegno.
Nella sentenza si precisa che l'Italia è venuta meno agli obblighi derivanti dal diritto comunitario a causa di un recepimento incompleto e non adeguato di della direttiva varata alla fine del 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro.
La Corte ha stabilito infatti che gli Stati membri devono prevedere l'obbligo, per i datori di lavoro, di adottare provvedimenti efficaci (sistemazione dei locali, adeguamento delle attrezzature e dei ritmi di lavoro, ripartizione dei compiti) per consentire ai disabili di accedere al lavoro e di ricevere un’adeguata formazione, senza tuttavia imporre al datore di lavoro un onere economico sproporzionato.
In Italia lavora regolarmente solo il 16% delle persone con disabilità fra i 15 e i 74 anni (circa 300.000 individui) e  solo l'11% delle persone con handicap trova un occupazione attraverso un Centro pubblico per l'impiego.
Se l'Italia non si adeguerà, la Commissione potrebbe avviare una procedura di infrazione con il rischio di pesanti multe.
    
Fonte:www.europa.eu

Simone De Sio

Giovanni Rinaldi