Articoli Malattie Infettive - P&R Public
Anno 3, Trimestre 4
27.12.2013
Cofattori di rischio nella trasmissione dell’HHV-8 in Africa sub-sahariana. Fattori ambientali e comportamentali coinvolti nella trasmissione virale
 
 
Romano R, Tabacchi F

Autori   [Indice]

Romano R1, Tabacchi F1

1 Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Università di Roma “Sapienza”


Citation: Romano R, Tabacchi F. Cofattori di rischio nella trasmissione dell’HHV-8 in Africa sub-sahariana.Fattori ambientali e comportamentali coinvolti nella  trasmissione virale. Prevent Res, published on line 27 Dec. 2013, P&R Public 61. Available from: 
http://www.preventionandresearch.com/.doi:10.7362/2240-2594.149.2013


doi:10.7362/2240-2594.149.2013


Parole chiave: HHV-8, saliva, erbe premasticate, Euphorbiacee, artropode promotore

Abstract   [Indice]

Nell’Africa sub-sahariana, l’incremento della siero prevalenza dell’ Human herpesvirus 8 (HHV-8) durante l’infanzia, suggerisce una trasmissione orizzontale intrafamiliare: da madre a figlio. Sebbene non si conoscano le esatte modalità di trasmissione, ci sono importanti correlazioni tra l’uso della saliva e l’incidenza dell’HHV-8. Infatti la carica virale nella saliva è più alta che in qualsiasi altro fluido biologico. In questo scenario, un ruolo chiave è giocato da: i) variabilità della distribuzione geografica dell’HHV-8, ii) fattori ambientali come piante locali ed artropodi ematofagi, iii) pratiche comportamentali come l’uso di metodi tradizionali basati sull’impiego di erbe tritate e premasticate con saliva infetta.

Testo   [Indice]

L’Human herpesvirus-8 (HHV-8), anche noto come herpesvirus associato al sarcoma di Kaposi (KSHV), è un γ-herpesvirus che oltre ad essere l’agente etiologico del sarcoma di Kaposi (KS) (1, 2) è anche coinvolto nella patogenesi della malattia multicentrica di Castleman (MCD) (3) e in quella del linfoma cavitario ad effusione primaria (PEL) (4). Fin dalla sua identificazione l’HHV-8 aprì un nuovo campo di studi e di ricerca relativi alla trasmissione e ai fattori di rischio ad essa associati. La sieroprevalenza dell’HHV-8 nella popolazione umana non risulta uniforme, infatti la sua distribuzione geografica è eterogenea e correlata con l’incidenza del KS (5, 6, 7). La sieroprevalenza del virus negli Stati Uniti e in Europa ha un intervallo compreso tra l’1-8%, in Sud America, in Asia e nei paesi del bacino del Mediterraneo la percentuale varia tra il 10-40% (8, 9, 10, 11, 12) ed infine nell’Africa sub-sahariana l’intervallo oscilla tra il 40-70% (10, 11, 12, 13, 14). In particolare è stato osservato che tra i bambini africani (2-10 anni di età) la sieroprevalenza dell’HHV-8 è compresa tra l’8-57% (15, 16, 17) in accordo con quella degli adulti nei diversi contesti epidemiologici. Questa elevata siero prevalenza infantile suggerisce che accanto alla trasmissione sessuale del virus, deve coesistere una modalità di tipo non sessuale (9, 12, 14, 18, 19, 20). In Africa sono state registrate correlazioni tra lo stato sierologico del bambino e quello materno (15, 21), ma studi condotti su donne HHV-8 positive in gravidanza hanno dimostrato l’assenza di DNA virale in campioni prelevati dal liquido amniotico (22) ed inoltre anche il contagio perinatale, attraverso il latte materno, è stato escluso (23); pertanto si ritiene che i bambini non acquisiscano l’infezione virale attraverso una trasmissione verticale. Nell’ambito di uno studio effettuato in diversi villaggi rurali della Tanzania, è emerso che l’avere una madre HHV-8 positiva aumenta di sei volte il rischio di acquisire l’infezione e ciò suggerisce una trasmissione orizzontale  del virus (16). In particolare si è osservato che le madri con un alto numero di copie di DNA virale nella saliva sono più spesso associate a figli HHV-8 positivi. Pertanto proprio la saliva potrebbe essere il veicolo di trasmissione responsabile del contagio virale intrafamiliare in aree endemiche (16, 18, 21). Per poter meglio definire le modalità di trasmissione virale, l’HHV-8 è stato ricercato nei vari fluidi biologici e il sito in cui il DNA virale viene più frequentemente identificato è proprio la saliva (21, 24, 25): è quindi ipotizzabile che le pratiche comportamentali che ne coinvolgono l’utilizzo possono facilitare la trasmissione dell’HHV-8 (26, 27, 28). L’uso della saliva e delle erbe, intere o premasticate, come rimedi medicamentosi e il ricorso alla medicina tradizionale sono tipiche delle popolazioni africane, soprattutto di quelle dell’area sub-sahariana: si stima che ne facciano uso circa il 70% della popolazione (27, 29). Wojcicki ha identificato varie abitudini comportamentali associate all’uso della saliva ampiamente diffuse nella cultura africana e le ha suddivise in tre categorie principali: i) medicina tradizionale, ii) pratiche ritualistiche  e iii) premasticazione del cibo (26). Si ritiene che la saliva da sola, o combinata con erbe locali, abbia proprietà medicamentose. Nella saliva sono infatti presenti componenti antibatterici quali i tiocianati, il perossido di idrogeno, le glicoproteine, le immunoglobuline e il lisozima, la cui funzione è la lisi batterica. Fra i Somali e gli Azandi sudanesi è di uso comune trattare le ferite, compresi i morsi di serpente e le punture di scorpioni, con saliva. Alcuni gruppi etnici, come i Bena della Tanzania e i Masai dell’est Africa, masticano erbe o il succo dell’Acacia abyssinica, per ottenere una poltiglia e poi applicarli sulle ferite (26, 27). Nei paesi dell’Africa sub-sahariana la premasticazione del cibo implica il passaggio della saliva dai genitori ai neonati e ai bambini (28). In alcuni gruppi etnici dell’Angola si usa prendere il cibo dalla pentola, metterlo in bocca per raffreddarlo con la saliva e poi somministralo al proprio figlio. Questa consuetudine viene praticata non solo al momento del pasto, ma anche nei casi di necessità terapeutiche immettendo nella bocca del bambino erbe curative precedentemente premasticate (26). Questa abitudine di premasticare le erbe prima di applicarle, potrebbe aumentare il rischio di trasmissione virale attraverso la saliva infetta. L’uso della saliva da sola o insieme ad erbe triturate viene spesso utilizzata dalla madre come rimedio medicamentoso anche per lenire il prurito del bambino in seguito alla puntura di un insetto ematofago (9, 12, 14, 26, 28). La possibile associazione tra l'infezione con l’HHV-8 e gli insetti ematofagi è stata supportata da recenti studi condotti sulla saliva degli insetti stessi. Le sostanze iniettate dall'insetto durante il pasto di sangue contengono infatti molecole anticoagulanti ed immunogeniche capaci di modulare l’espressione genica virale e di evocare una risposta immunitaria una volta iniettate nell'ospite (9, 30, 31). In seguito a ripetute punture e alla conseguente esposizione agli antigeni salivari dell'insetto, il sistema immunitario dell'ospite sviluppa una reazione di ipersensibilità ritardata (DTH). caratterizzata da intensi sintomi locali (eritema, ulcere e cicatrici), da febbre molto alta, epatosplenomegalia e linfadenopatia (30). In considerazione della forte risposta immunitaria dell’ospite nel sito della puntura, è stata formulata l’ipotesi dell’artropode promotore in base alla quale le punture degli insetti ematofagi potrebbero favorire la penetrazione e la replicazione dell’HHV-8 nel sito della puntura (7, 9, 12, 14). Il ruolo dell' artropode non è quello di  un vettore meccanico o biologico perchè non trasporta il virus, né è necessario per il completamento del suo ciclo vitale, ma è quello di promotore. Esso non trasmette direttamente il patogeno, ma crea un ambiente cutaneo favorevole alla sua replicazione reclutando sul sito di puntura citochine di cui l’HHV-8 è avido (9, 12, 14). Alcuni studi hanno inoltre dimostrato che i fattori ambientali potrebbero avere un ruolo preponderante nell'acquisizione dell'infezione virale ed il successivo sviluppo del KS. Per meglio chiarirne il ruolo è stata proposta l'ipotesi dell' oncoweed in cui si sostiene che alcuni fattori ambientali presenti nelle regioni endemiche causerebbero la riattivazione del virus nei soggetti sieropositivi. Tale fenomeno andrebbe poi ad aumentare il titolo anticorpale e lo shedding salivare incrementando il tasso di trasmissione del virus (32) e favorendo la patogenesi del KS.  Alla luce di queste ipotesi sono state effettuate colture di estratti acquosi di piante appartenenti alla flora dei paesi africani in cui l’HHV-8 è endemico e che provocano, in vitro, la riattivazione del virus favorendone la replicazione (32, 33). Tra queste piante particolare importanza rivestono la Cleistanthus polystachyus e l’Euphorbia tirucalli appartenenti entrambe alla famiglia delle Euphorbiacee e spesso utilizzate nella medicina tradizionale (32). Se questi dati venissero confermati, l’ipotesi, nota come oncoweed , secondo cui fattori ambientali presenti nelle regioni endemiche causerebbero la riattivazione del virus nei soggetti HHV-8 sieropositivi, andando ad aumentare il titolo anticorpale e incrementando il tasso di trasmissione virale, potrebbe fornire una spiegazione alla variazione geografica dell’epidemiologia dell’HHV-8 e del KS (14, 32).
Sebbene ancora non si conosca esattamente quali tra questi comportamenti siano implicati nella trasmissione orizzontale intrafamiliare dell’HHV-8, si ipotizza che la loro pratica quotidiana, che espone il bambino sia alla saliva infetta degli adulti che alle erbe premasticate, sia coinvolta nell’alta sieroprevalenza infantile del virus nella popolazione africana (12, 14).  

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Autore di riferimento   [Indice]

Rita Romano
Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Università di Roma “Sapienza”
info@preventionandresearch.com

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