Bradicardici, scoperto il segreto di Coppi: lo sforzo intenso 'rimodella' il cuore


Il cuore d'atleta, ovvero il rallentamento del ritmo cardiaco che più tipicamente si verifica negli sportivi, non è dovuto ad un aumento dell'attività del sistema nervoso parasimpatico come si è creduto fino ad oggi, ma alla modificazione della cosiddetta corrente "funny", nota anche come corrente del "pacemaker". Lo sostiene uno studio internazionale condotto dall'Università di Manchester e il Dipartimento di Bioscienze della Statale di Milano.
Chi pratica attività sportiva intensa, in particolare gli atleti, anche se hanno condizioni di salute eccellenti, con l'avanzare dell'età possono essere soggetti a disturbi cardiaci, come le aritmie, derivanti proprio dalla straordinaria performance del loro muscolo più prezioso: il cuore. L'esercizio fisico prolungato riduce la frequenza cardiaca, cioè provoca bradicardia. Questo adattamento è normalmente benefico in quanto associato a una maggiore efficienza contrattile del cuore e permette al sistema cardiovascolare di fornire migliori prestazioni durante l'attività fisica.
Ma gli atleti che praticano sport intensi per lunghi periodi di tempo, a lungo andare possono essere soggetti a disturbi cardiaci come le aritmie. Mentre un cuore normale batte a 60 battiti/minuto, il cuore di atleti che praticano intensamente esercizi aerobici (di resistenza) può scendere fino a 30 battiti/minuto, e anche a valori più bassi durante il sonno. In effetti è noto che la probabilità di aver bisogno di un impianto di pacemaker aumenta negli atleti anziani.
L'insorgenza della bradicardia negli atleti è stata da sempre attribuita ad un aumento dell'attività del nervo vago del sistema nervoso parasimpatico che controlla il ritmo cardiaco insieme al sistema simpatico: il primo lo rallenta e il secondo lo accelera. Il rallentamento della frequenza cardiaca era quindi finora stato attribuito a un maggiore tono vagale. Ma ora questo studio ha radicalmente modificato questa interpretazione ed ha concluso che la bradicardia indotta dall'allenamento intensivo negli atleti è dovuta a un vero e proprio rimodellamento del cuore.
Secondo i ricercatori, responsabile del rallentamento del ritmo cardiaco è una modificazione della corrente "funny", nota anche come corrente del "pacemaker", che controlla la generazione del ritmo cardiaco e la regolazione della sua frequenza. Studiando roditori allenati e sedentari, i ricercatori hanno dimostrato che l'allenamento induce un vero e proprio "rimodellamento" del cuore, associato ad alterata espressione di molti canali ionici cardiaci, tra cui i componenti molecolari dei canali 'funny', nelle cellule del nodo seno atriale. Le modifiche indotte dall'allenamento sull'espressione della proteina canale sono tali da giustificare la bradicardia del "cuore d'atleta".
Questo studio fornisce la base molecolare per capire come mai gli atleti anziani che si sono costantemente dedicati a discipline sportive aerobiche o di resistenza sono più propensi a sviluppare disturbi del ritmo cardiaco. Se i risultati dimostrati nei roditori fossero confermati nell'uomo, avrebbero implicazioni importanti per la salute cardiovascolare degli atleti, in particolare per quelli anziani.
Tuttavia è importante ricordare che praticare costantemente attività fisica anche in maniera non agonistica è fondamentale per mantenere il cuore in buona salute.  L'allenamento costante fa sì che il cuore, giorno dopo giorno, impari a fare economia e diventi più bravo perché è in grado di pompare più sangue a ogni contrazione. Inoltre, il movimento fa dimagrire e anche questo è un aiuto per il muscolo cardiaco che così deve irrorare un corpo che pesa meno.

Fonte: 
http://www.nature.com/ncomms/index.html

Simone De Sio

Alessandra Di Marzio