Articoli Medicina del Lavoro - P&R Scientific
Volume 3, Numero 2
28.06.2013
BENESSERE LAVORATIVO IN UN CENTRO DI RIABILITAZIONE.
 
 
Forcella L, Battisti U, Cortini M, Boscolo P

Autori   [Indice]

Forcella L1,2, Battisti U3, Cortini M2, Boscolo P1

1Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara
2Dipartimento di Scienze Psicologiche, Umanistiche e Territoriali, Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara
3INAIL, Regione Abruzzo


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http://journal.preventionandresearch.com/index.php?PAGE=articolo_dett&ID_ISSUE=738&id_article=6369

Abstract   [Indice]

Introduzione
Il benessere organizzativo in ambito socio-sanitario costituisce un tema di particolare interesse in quanto vi sono stretti rapporti tra la qualità dei processi organizzativi e quella dell’assistenza erogata. Studi eseguiti in paesi Europei, negli Stati Uniti ed in Asia hanno dimostrato che gli operatori in strutture sanitarie possono presentare insoddisfazione  lavorativa e “burnout” con abbandono anticipato della professione. Per questo motivo abbiamo condotto un’indagine sul personale di  una struttura riabilitativa Abruzzese che poteva essere soggetto a rischio di stress lavorativo.
 
Metodi
Abbiamo eseguito l’indagine su 175 lavoratori (117 donne e 58 uomini) con differenti mansioni; l’85 % dei lavoratori era con contratto a tempo indeterminato. Il primo momento di analisi ha identificato gruppi omogenei di lavoratori, con caratteristiche comuni di rischio organizzativo. Si è ricorso a metodi di indagine con questionari per valutare la percezione soggettiva dell’ansia, dello stress lavoro-correlato e della sintomatologia. Lo STAI 1 e lo STAI 2 sono stati utilizzati per determinare l’ansia di stato e di tratto. Lo stress lavorativo è stato determinato con una versione Italiana del test di Karasek Job Content Questionnare (JCQ), composta di 46 item, per determinare la “decision latitude” (DL), la “job demand”, il “job strain (JD/DL), il supporto sociale e la “job insecurity”. E’ stata valutata anche la percezione della sintomatologia con un questionario di 10 item.
 
Risultati
I livelli di ansietà e di “job insecurity” di tutti i gruppi esaminati erano nel “range” dei valori normali. I fisioterapisti e gli infermieri presentavano livelli di ansietà più elevati, domanda lavorativa elevata (JD) , discreti livelli di capacità decisionale (DL) e, nel complesso, livelli elevati di “job strain” (“job strain” = JD/DL). Gli ausiliari presentavano JD lievemente inferiore e DL simile a quella degli infermieri. Gli assistenti sociali, gli educatori ed i logopedisti presentavano JD non elevata e buona DL. I medici avevano livelli di ansietà non elevati, JD abbastanza alto con elevata DL e bassa percezione dei sintomi soggettivi. I “blue collars” presentavano livelli di “job strain” analoghi a quelli degli infermieri e dei fisioterapisti. La percezione dei sintomi era correlata in modo altamente significativo con i valori di ansietà e di stress lavorativo.
 
Conclusioni
Nel complesso possiamo definire che il “clima lavorativo” dello “staff” di questo centro sanitario era di buona qualità con percezione di ansietà e di timore di perdere il lavoro non elevata. Tuttavia i livelli di stress lavorativo dei fisioterapisti e degli infermieri professionali erano più alti di quelli delle altre figure dello staff sanitario (medici, assistenti sociali, educatori e logopedisti). La nostra indagine indica pertanto che, nelle strutture socio-sanitarie e riabilitative, sono necessari interventi sulla organizzazione del lavoro dei fisioterapisti e degli infermieri professionali (carenti di numero in rapporto alle richieste della popolazione che sta invecchiando) anche al fine di impedire un abbandono anticipato della professione.

Parole chiave: benessere lavorativo, staff sanitario, stress lavorativo, riabilitazione 

Autore di riferimento   [Indice]

Paolo Boscolo
Consulente dell’Università G. D’annunzio di Chieti-Pescara